Vita: una partita a scacchi

L’ultima sfida tra Garry Kasparov e Anatoli Karpov, campioni mondiali di scacchi, è del 1984. In quell’occasione la Federazione Internazionale sospese la sfida, dopo cinque mesi di partite  e quaranta pareggi.

Ora, dopo 25 anni, torneranno uno di fronte all’altro, separati da una scacchiera in bianco e nero, per decretare chi sia davvero il migliore attraverso 4 partite semi-rapide e 8 rapide. Niente più momenti di pausa in cui rimanere col fiato sospeso e gli occhi puntati sulle mani dei giocatori, in attesa di vedere dove li porterà il genio calcolatore e strategico. Concentrazione e tempo che scorre devono allinearsi su in binario unico, senza mai perdersi di vista.

Un a splendida metafora delle nostre vite quotidiane. Forse meno emozionante per un pubblico che si sieda in silenzio ad osservarle, ma ugualmente importanti per noi, che ne siamo attori principali.

Uno sforzo costante di concentrazione, per scegliere la mossa successiva e già prevedere o pianificare dove porterà, quali saranno le reazioni che sarà in grado di provocare.

E un occhio al tempo, che scorre, che spesso è sentito come un limite, che rischia di divenire un avversario nella realizzazione dei nostri progetti.

L’eccellenza di oggi? Allearsi con il tempo e non avvertirlo come un nemico. Perché, a differenza degli scacchi, non c’è un limite di minuti entro il quale fare la mossa successiva. La nostra partita non viene annullata se esitiamo ad agire. E’ confortante, in fondo. Il tempo ci è alleato: continua a scorrere, ma in qualche modo è sempre pronto a farsi rincorrere. Sta a noi dedicare quanto necessario alla scelta, per poi realizzarla. Ci sarà sempre un momento in cui realizzarla. Sempre.

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