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Musica e scienza
Uno studio recentemente pubblicato da due ricercatori della University of London – “Tipologie di trasferimento dell’emozione attraverso la musica”, di Joydeep Bhattacharya e Nidhya Logewaran – afferma che la musica influenzerebbe in modo sensibile le risposte della mente alle immagini visive.
Guardando la fotografia di un volto, l’osservatore legge l’emozione espressa da quel volto in modo diverso se precedentemente ha ascoltato 15 secondi di musica. Se tale musica era “allegra”, l’espressione facciale – neutra – viene più facilmente letta come felice, e viceversa.
La musica sarebbe quindi in grado di influenzare le emozioni umane e la risposta della mente alle sollecitazioni della realtà esterna. La dimostrazione empirica di ciò che, in fondo, è una consapevolezza generale sull’importanza della musica nella vita di ciascuno: una sorta di colonna sonora a cui associamo abitualmente esperienze vissute e sentimenti.
Di musica e di scienza sentiremo parlare ampiamente il 19, 20 e 21 novembre. Ricordiamo, tra gli ospiti di 21 minuti. I saperi dell’eccellenza, i neuroscienziati Michael Gazzaniga e Giacomo Rizzolatti e il grande violoncellista di fama internazionale Mario Brunello.

Michael Gazzaniga
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La Curiosità
Michael Gazzaniga nasce nel 1939 a Santa Barbara, in California, nipote di immigrati italiani sbarcati in New England dalla bassa milanese. Si laurea nel 1961 al Dartmouth College e tre anni dopo completa il dottorato in Psicobiologia al California Institute of Technolgy sotto la guida di Roger Sperry. Da allora, non ha smesso di lavorare alacremente nel campo delle neuroscienze. Fra i suoi meriti, c’è quello di aver guardato alla pedagogia e ai processi educativi alla luce delle ultime frontiere delle neuroscienze, aprendo scenari fortemente innovativi. Oggi Gazzaniga insegna Psicologia all’Università di Santa Barbara, dove dirige il Sage Center per gli studi sulla mente. È riconosciuto come uno dei più importanti neuropsicologi statunitensi, i suoi studi sul cervello diviso (split brain) e sulle implicazioni psicologiche della lateralizzazione emisferica sono entrati di diritto nella storia delle neuroscienze. In ambito accademico, si è distinto per aver fondato il Neuroscience Institute e il Journal of Cognitive Neuroscience ma anche per avere incoraggiato e supervisionato in prima persona il lavoro di generazioni di giovani ricercatori. Nell’arco della sua carriera non si è limitato alla ricerca pura: ha all’attivo un’importante attività di divulgazione sull’incredibile evoluzione che ha avuto negli ultimi decenni la nostra comprensione della mente umana. Ha pubblicato libri come The Social Brain, Mind Matters e The Ethical Mind, e ha preso parte a programmi televisivi come The Brain and The Mind. È membro di prestigiose istituzioni collegate alle neuroscienze, dirige il progetto di studi Law and Neuroscience Project, ed è membro del Consiglio di Bioetica della Presidenza degli Stati Uniti. All’interno di questo organismo, si è battuto aspramente contro l’ultraconservatore Leon Kass nel dibattito sullo statuto morale dell’embrione e su altri temi emergenti della neuroetica. Il suo messaggio di fondo, lanciato instancabilmente alle persone e alle istituzioni che governano la società contemporanea, è di non avere paura dei nuovi paradigmi etici e morali che vengono fissati mano a mano che le scienze erodono il territorio dell’ignoto. Meglio un confronto anche critico piuttosto che far finta di non vedere che il quadro è cambiato: nel momento in cui sappiamo di più del funzionamento della mente, è naturale che le regole della convivenza possano evolversi.
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