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La leadership per il Terzo Millennio: dall’equivoco sociale alla responsabilità di impresa

foto_PaolettiMolte aziende e i loro leader vivono oggi uno stato di incertezza dato dai nuovi scenari economico-sociali in continuo mutamento sia a livello locale che a livello globale e all’interno delle proprie strutture si evidenzia la necessità di indicazioni chiare per il raggiungimento di obiettivi predefiniti.

È ovvio che la leadership viene messa in crisi da questa confusione perché i diversi leader delle diverse sezioni non sanno a cosa ancorare se stessi e non sanno esattamente verso cosa è necessario procedere. Se da un lato resta l’idea di fatturato e quindi il raggiungimento di obiettivi economici, non è altrettanto chiaro perché questo fatturato sia necessario, se non a livello produttivo e sopratutto non è chiaro come deve essere raggiunto.

I modi per raggiungere un risultato sono infiniti, pertanto è necessario divenire inclusivi, valutando ogni possibilità, selezionando infine quella che, in una prospettiva del tutto coerente con la mission aziendale, tenga conto del proprio vantaggio, del vantaggio per la comunità e dell’impatto ambientale in cui è inserita.

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Einstein: un cervello "diverso" per una mente d'eccezione

La mente di un genio non può non lasciar traccia nella forma del suo cervello. O forse è un cervello “diverso” a dare origine alla genialità? E’ difficile non porsi questi interrogativi di fronte alla ricerca effettuata da una paleoantropologa, Dean Falk dell’Università della Florida, la quale si è dedicata allo studio analitico delle immagini in nostro possesso di un cervello davvero d’eccellenza: quello di Albert Einstein. Giungendo a conclusioni che ella stessa giudica davvero interessanti: i lobi e i solchi di “quel” cervello presentano notevoli variazioni rispetto allo standard.

Lo studio della parte più nobile del geniale fisico non è un fatto nuovo. Benché egli avesse dato disposizioni precise perché il suo corpo venisse cremato, il cervello fu asportato, fotografato e conservato sottovuoto. Nel corso degli anni vari scienziati trovarono un numero di cellule superiore alla norma, un’estensione anomala (15% più dello standard) dell’area parietale, responsabile della visione e del ragionamento, nonché l’assenza di una fessura che tipicamente, nei cervelli “comuni”, impedisce la fusione di due aree molto importanti. Ora la Falk sostiene di aver individuato, sui lobi parietali in genere collegati con le abilità matematiche e la cognizione spaziale e visiva, circa una dozzina di configurazioni insolite. Si tratta di solchi che indicherebbero modi di riorganizzare il sapere diverse da quelle usuali. Peccato non poter rivolgere al proprietario di quel cervello qualche domanda utile a svelarci i processi di pensiero connessi a quelle configurazioni.

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Giacomo Rizzolatti

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La Reciprocità

Giacomo Rizzolatti nasce a Kiev, in Ucraina, nel 1937. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia a Padova con una specializzazione in Neurologia, si ferma a lavorare in questa università sotto la guida di Hrayr Terzina. In seguito passa all’Istituto di Fisiologia dell’Università di Pisa e completa la sua preparazione scientifica alla Mc Master University, Hamilton, in Canada. Nel 1975 è nominato professore di Fisiologia umana presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Parma, nel dipartimento dove lavorava come assistente dal 1967. Nel 1980-1981 è Visiting professor alla University of Pennsylvania di Philadelphia, e dal 1995 è Visiting scientist presso il Brain Imaging Center della University of California di Los Angeles (UCLA). Nel 1999 riceve la laurea honoris causa dall’Università Claude Bernard di Lione per gli studi sulle funzioni cognitive del sistema motorio. È stato Presidente della Società italiana di Neuropsicologia, dell’European Brain Behaviour Society e della Società italiana di Neuroscienze. Fa parte di numerosi organismi scientifici internazionali, tiene seminari e conferenze in tutto il mondo, ha pubblicato libri e articoli. Negli anni ’80 Rizzolatti e la sua équipe di ricerca scoprono nei macachi l’esistenza di neuroni specchio, una classe di neuroni, come si capirà poi, presenti nei primati, in alcuni uccelli e nell’uomo. Si attivano selettivamente sia quando si compie un’azione, sia quando la si osserva mentre è compiuta dagli altri. I neuroni dell’osservatore ‘rispecchiano’ quindi ciò che avviene nella mente del soggetto osservato, come se fosse l’osservatore stesso a compiere l’azione. Dopo un intenso lavoro, nel 1995 Rizzolatti dimostra per la prima volta l’esistenza nell’uomo di un sistema simile a quello trovato nella scimmia. I neuroni specchio manifestano la loro presenza in aree del cervello più ampie di quelle intraviste all’inizio. Di volta in volta presentano un’architettura diversa, semplice o sofisticata a seconda dei fenomeni emotivi provocati dalla reazione neurale: siamo di fronte a un sistema di risonanza che ci permette di leggere e di capire le intenzioni degli altri come se fossero le nostre. La scoperta dei neuroni specchio e il loro studio permette di fare un salto nella conoscenza del cervello dell’uomo e di gettare le basi per la comprensione dei meccanismi che determinano i rapporti fra le persone. Questo filone di ricerca sta portando alla luce il complesso meccanismo biologico alla base del comportamento sociale degli uomini.

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Giacomo Rizzolatti

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