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GIFFONI MASTERCLASS 2010 – Patrizio Paoletti, Luciano Ligabue, Giovanni Veronesi: le lezioni d’autore al Giffoni Film Festival
Dal 23 al 31 luglio Patrizio Paoletti, Luciano Ligabue, Giovanni Veronesi e altri sei nomi noti del mondo della comunicazione e della creatività saranno i ‘generatori di input’ dell’edizione 2010 del Masterclass Giffoni Film Festival che si terrà nell’affascinante location Antica Ramiera, ex fabbrica di rame riconvertita in suggestivo spazio per incontri ed eventi culturali.
Ben fatto ‘Solar Impulse”!
E’ riuscito il primo volo notturno di Solar Impulse
. L’aereo svizzero ‘HB-SIA’, questa la sigla del velivolo alimentato interamente ad energia solare, è atterrato mercoledì 7 luglio, tre ore dopo l’alba, nell’aeroporto svizzero di Payerne da dove era decollato 26 ore prima.
Davide Oldani
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La Semplicità
Davide Oldani nasce a Milano nel 1967. Sua madre, ottima cuoca, è la prima ad instillargli la passione per la cucina. Frequenta la Scuola alberghiera Carlo Porta di Milano, dove dimostra impegno e forza di volontà. Finita la scuola, comincia subito a lavorare da Gualtiero Marchesi, negli anni in cui lo chef milanese è sotto i riflettori. Non passa molto tempo che Oldani diventa il suo allievo prediletto. L’esperienza come secondo al fianco di uno dei grandi chef italiani durerà dieci anni. Accanto a Marchesi, dà un contributo importante nel promuovere la cucina italiana nel mondo, in particolare negli Stati Uniti e in Giappone. Ma Marchesi non è l’unico maestro: Oldani si forma anche con Albert Roux al Gavroche di Londra, e con il celebre Alain Ducasse al Louis XV di Montecarlo. In parallelo, lavora anche come consulente di Food & Beverage per grandi multinazionali statunitensi. Al ristorante Giannino di Milano ottiene la sua prima stella Michelin. Dopo queste esperienze, avverte il bisogno di tornare alla sua Cornaredo, alle porte di Milano, dove acquista una vecchia trattoria che ristruttura in maniera semplice. Il ristorante si chiama D’O: sono le iniziali del suo nome, ma anche la parola ‘via’ in giapponese. Il successo non tarda, anche grazie a una politica di prezzi contenuti del tutto anomala nel mondo dei locali stellati. Preparato nelle tecniche di preparazione più avanzate apprese nelle cucine di mezzo mondo, e profondo conoscitore delle materie prime, Oldani ha fatto molta ricerca nel campo dei piatti poveri della tradizione. La sua cucina è anche chiamata circolare: capace di armonizzare semplicità e intensità, essenzialità e nuovi accostamenti (per esempio, fra dolce e salato), orientata al baccalà, alle seppie e alle guance di bue piuttosto che all’astice e al filetto. Una pietanza di Oldani diventata celebre è la cipolla caramellata, servita sia come antipasto che come dessert a scelta del cliente. Nel libro Cuoco andata e ritorno – Viaggi, sogni e ricette di un uomo che voleva cucinare, Oldani elenca i cinque capisaldi su cui ha costruito il suo viaggio professionale e umano: amore come passione per il mestiere e spirito di sacrificio; educazione come rispetto, dalle materie prime ai collaboratori e agli ospiti; intraprendenza come intelligenza e sana ambizione; obbedienza, come sintonia con i maestri, le stagioni, le regole che abbiamo appreso e in generale il nostro sentire; e infine umiltà, sia nell’imparare che nell’insegnare. Oldani è un nome destinato a lasciare il segno nel panorama della cucina internazionale.
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Ernö Rubik
Il Puzzle
Ernö Rubik nasce in Ungheria nel 1944. Nel 1967 si laurea in Ingegneria civile all’Univesità di Budapest Muszaki Egyetem. Dopo la laurea inizia a studiare scultura e architettura d’interni all’Accademia d’Arte Applicata e Design di Budapest. Dal 1971 al 1975 lavora come architetto, per poi tornare come titolare della cattedra di architettura d’interni nella stessa accademia da cui era partito. L’invenzione del celebre cubo a sei colori, uno per ogni faccia, che porta il suo nome, risale a questo periodo, per la precisione al 1974: la diffusione in una prima fase è assai limita e investe solo i circoli scientifici. Rubik ha ventinove anni. Il suo interesse è prevalentemente tecnico: come è possibile che ventisei piccoli cubi possano ruotare formando un cubo più grande? I primi prototipi utilizzavano fasce elastiche e carta adesiva. L’idea del gioco nasce quando Rubik si accorge che non è così facile riallineare le sei facce del cubo principale con colori omogenei. C’è solo una possibilità corretta contro 43 quintilioni di soluzioni sbagliate. In un primo momento, Rubik aveva pensato che non bastasse una vita intera per risolverlo (ma poi in un mese trovò la soluzione). Nel 1980 inizia a pubblicare una rivista di enigmistica dal titolo …És játék (“… e giochi”). In questo periodo il Cubo di RubikTM inizia ad affermarsi anche internazionalmente, dando origine a una vera e propria mania che spinge il rompicapo ad essere in assoluto il gioco più venduto di quel periodo, e il suo creatore a diventare la persona più ricca del suo paese (è stato definito il primo ‘miliardario rosso’ nel blocco dell’Est). Si calcola che all’incirca un ottavo della popolazione mondiale abbia almeno una volta nella vita tenuto in mano il cubo. Negli anni ’80 il cubo diventa una vera icona. E nel 1982, ai Campionati mondiali di Budapest, Minh Thai – uno studente di sedici anni di un liceo di Los Angeles di origine vietnamita – riesce a ordinare il cubo in 22 secondi e 95 centesimi, diventando il campione del mondo. Oggi il record si è abbassato a circa 10 secondi, e si risolve in 24-28 mosse. Nel 1983 crea il Rubik-Studio, dove si progettano mobili e giochi. Nel 1990 diventa Presidente dell’Accademia di Ingegneria d’Ungheria. Nell’ambito dell’Accademia, dà vita alla Fondazione Rubik per sosere giovani ingegneri e designer di talento. Attualmente Rubik si occupa dello sviluppo di videogiochi e di architettura, continuando studiare problemi di geometria strutturale e a dirigere il Rubik-Studio.
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Mario Cucinella
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Il Re-design
Mario Cucinella nasce in Italia nel 1960. Dopo la laurea nel 1987 alla facoltà di Architettura di Genova, lavora nello studio di Renzo Piano prima a Genova e poi a Parigi. Nel 1992 fonda a Parigi lo studio Mario Cucinella Architects. Nel 1999 lo studio apre anche a Bologna, sede in cui si sposterà definitivamente qualche tempo più tardi. Sin dai primi passi Cucinella raccoglie importanti riconoscimenti in concorsi e premi internazionali. La sua sfera d’azione è molto ampia, e spazia dall’architettura residenziale e pubblica ai progetti di design industriale, dalle strategie per il controllo climatico ai grandi piani di sistemazione urbana. Coltiva in modo costante e trasversale un interesse specifico per i temi della progettazione ambientale e della sostenibilità in architettura. Non a caso i progetti che escono dallo studio tendono a un ideale di qualità architettonica che integra la sostenibilità, l’etica nei comportamenti e un impatto sociale positivo. Lo studio si avvale di architetti e ingegneri provenienti da diversi paesi e collabora intesamente con le università. Cucinella è Visiting professor all’Università di Nottingham e tiene regolarmente conferenze in Italia e all’estero. Nel corso di un seminario dal titolo emblematico More with less, ha sostenuto che la ricerca della bellezza architettonica è coniugabile alla sostenibilità ambientale degli edifici. Tre progetti dello studio portati a termine nel 2008 ne sono una dimostrazione eloquente. La nuova sede dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente di Ferrara ottiene un’efficienza straordinaria dei consumi di energia e luce, grazie anche all’uso della cosiddetta quinta facciata (il tetto), su cui si eleva una moltitudine di condotti di luce naturale. Il Centre for Sustainable Energy Technologies di Pechino, la cui forma spezzata ricorda una lanterna o un paravento della tradizione cinese, grazie ai giardini pensili esposti a sud e agli oltre 1.000 metri quadrati di pannelli fotovoltaici, si comporta come una foglia che cattura l’energia solare. La casa 100k è un progetto che ha suscitato interesse anche oltre l’ambiente degli architetti. Non è solo un gradevole edificio contemporaneo di 100 metri quadrati: è una macchina bioclimatica che grazie al fotovoltaico integrato, alle superfici captanti, alla circolazione d’aria interna e alle strategie passive, è a zero impatto di CO2. Ed è inserito in uno schema aggregativo di case componibili che consentono di liberare progetti, aspirazioni e stili abitativi diversi.
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Casa 100K




