Articoli marcati con tag ‘cervello’

Psicologia evoluzionistica? Un mito, siamo esseri plastici

Cos’è esattamente la natura umana? Quali sono le leggi che determinano il comportamento dei membri della nostra specie? A queste domande millenarie si è tentato anche ultimamente di rispondere secondo i canoni della psicologia evoluzionistica, approccio di cui si è fatto promotore Geoffrey Miller. Secondo questo autore, i comportamenti della specie umana di oggi non rappresenterebbero che una cristallizzazione di caratteristiche maturate fin da quando formavamo tribù di cacciatori-raccoglitori. Dalla scelta della compagna allo shopping, insomma, saremmo in gran parte “geneticamente determinati”.

Naturalmente, non mancano le critiche a tale approccio, che pare avere fatto ormai il suo tempo. Sharon Begley, in un articolo su Newsweek uscito questa settimana, sostiene che non si può ridurre il comportamento umano a modelli mentali innati: il nostro cervello è molto più fluido e plastico di quanto asseriscano gli psicologi evoluzionistici.

Mentre questi ultimi descrivono processi evolutivi lentissimi, dell’ordine delle centinaia di migliaia di anni, oggi sappiamo che per alterare significativamente il Dna basta molto meno. Non saremmo, dunque, sostiene Begley, di fronte a una natura umana plasmata centinaia di migliaia di anni fa e adesso “bloccata” in una forma fissa. Inoltre, l’approccio degli evoluzionisti tende a esasperare l’individualismo, mentre ogni individuo trova il suo modo di essere all’interno di un’interazione sociale. In conclusione, non ci sono tratti della personalità immutabili e permanenti: ognuno di noi può in piccola o grande misura plasmare se stesso, contribuendo alla creazione del proprio destino personale e di quello della specie.

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Einstein: un cervello "diverso" per una mente d'eccezione

La mente di un genio non può non lasciar traccia nella forma del suo cervello. O forse è un cervello “diverso” a dare origine alla genialità? E’ difficile non porsi questi interrogativi di fronte alla ricerca effettuata da una paleoantropologa, Dean Falk dell’Università della Florida, la quale si è dedicata allo studio analitico delle immagini in nostro possesso di un cervello davvero d’eccellenza: quello di Albert Einstein. Giungendo a conclusioni che ella stessa giudica davvero interessanti: i lobi e i solchi di “quel” cervello presentano notevoli variazioni rispetto allo standard.

Lo studio della parte più nobile del geniale fisico non è un fatto nuovo. Benché egli avesse dato disposizioni precise perché il suo corpo venisse cremato, il cervello fu asportato, fotografato e conservato sottovuoto. Nel corso degli anni vari scienziati trovarono un numero di cellule superiore alla norma, un’estensione anomala (15% più dello standard) dell’area parietale, responsabile della visione e del ragionamento, nonché l’assenza di una fessura che tipicamente, nei cervelli “comuni”, impedisce la fusione di due aree molto importanti. Ora la Falk sostiene di aver individuato, sui lobi parietali in genere collegati con le abilità matematiche e la cognizione spaziale e visiva, circa una dozzina di configurazioni insolite. Si tratta di solchi che indicherebbero modi di riorganizzare il sapere diverse da quelle usuali. Peccato non poter rivolgere al proprietario di quel cervello qualche domanda utile a svelarci i processi di pensiero connessi a quelle configurazioni.

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Musica e scienza

Uno studio recentemente pubblicato da due ricercatori della University of London – “Tipologie di trasferimento dell’emozione attraverso la musica”, di Joydeep Bhattacharya e Nidhya Logewaran – afferma che la musica influenzerebbe in modo sensibile le risposte della mente alle immagini visive.
Guardando la fotografia di un volto, l’osservatore legge l’emozione espressa da quel volto in modo diverso se precedentemente ha ascoltato 15 secondi di musica. Se tale musica era “allegra”, l’espressione facciale – neutra – viene più facilmente letta come felice, e viceversa.
La musica sarebbe quindi in grado di influenzare le emozioni umane e la risposta della mente alle sollecitazioni della realtà esterna. La dimostrazione empirica di ciò che, in fondo, è una consapevolezza generale sull’importanza della musica nella vita di ciascuno: una sorta di colonna sonora a cui associamo abitualmente esperienze vissute e sentimenti.
Di musica e di scienza sentiremo parlare ampiamente il 19, 20 e 21 novembre. Ricordiamo, tra gli ospiti di 21 minuti. I saperi dell’eccellenza, i neuroscienziati Michael Gazzaniga e Giacomo Rizzolatti e il grande violoncellista di fama internazionale Mario Brunello.

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Michael Gazzaniga

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La Curiosità

Michael Gazzaniga nasce nel 1939  a Santa Barbara, in California, nipote di immigrati italiani sbarcati in New England dalla bassa milanese. Si laurea nel 1961 al Dartmouth College e tre anni dopo completa il dottorato in Psicobiologia al California Institute of Technolgy sotto la guida di Roger Sperry. Da allora, non ha smesso di lavorare alacremente nel campo delle neuroscienze. Fra i suoi meriti, c’è quello di aver guardato alla pedagogia e ai processi educativi alla luce delle ultime frontiere delle neuroscienze, aprendo scenari fortemente innovativi. Oggi Gazzaniga insegna Psicologia all’Università di Santa Barbara, dove dirige il Sage Center per gli studi sulla mente.  È riconosciuto come uno dei più importanti neuropsicologi statunitensi, i suoi studi sul cervello diviso (split brain) e sulle implicazioni psicologiche della lateralizzazione emisferica sono entrati di diritto nella storia delle neuroscienze. In ambito accademico, si è distinto per aver fondato il Neuroscience Institute e il Journal of Cognitive Neuroscience ma anche per avere incoraggiato e supervisionato in prima persona il lavoro di generazioni di giovani ricercatori. Nell’arco della sua carriera non si è limitato alla ricerca pura: ha all’attivo un’importante attività di divulgazione sull’incredibile evoluzione che ha avuto negli ultimi decenni la nostra comprensione della mente umana. Ha pubblicato libri come The Social Brain, Mind Matters e The Ethical Mind, e ha preso parte a programmi televisivi come The Brain and The Mind. È membro di prestigiose istituzioni collegate alle neuroscienze, dirige il progetto di studi Law and Neuroscience Project, ed è membro del Consiglio di Bioetica della Presidenza degli Stati Uniti. All’interno di questo organismo, si è battuto aspramente contro l’ultraconservatore Leon Kass nel dibattito sullo statuto morale dell’embrione e su altri temi emergenti della neuroetica. Il suo messaggio di fondo, lanciato instancabilmente alle persone e alle istituzioni che governano la società contemporanea, è di non avere paura dei nuovi paradigmi etici e morali che vengono fissati mano a mano che le scienze erodono il territorio dell’ignoto. Meglio un confronto anche critico piuttosto che far finta di non vedere che il quadro è cambiato: nel momento in cui sappiamo di più del funzionamento della mente, è naturale che le regole della convivenza possano evolversi.

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Michael Gazzaniga

www.sagecenter.ucsb.edu

Giacomo Rizzolatti

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La Reciprocità

Giacomo Rizzolatti nasce a Kiev, in Ucraina, nel 1937. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia a Padova con una specializzazione in Neurologia, si ferma a lavorare in questa università sotto la guida di Hrayr Terzina. In seguito passa all’Istituto di Fisiologia dell’Università di Pisa e completa la sua preparazione scientifica alla Mc Master University, Hamilton, in Canada. Nel 1975 è nominato professore di Fisiologia umana presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Parma, nel dipartimento dove lavorava come assistente dal 1967. Nel 1980-1981 è Visiting professor alla University of Pennsylvania di Philadelphia, e dal 1995 è Visiting scientist presso il Brain Imaging Center della University of California di Los Angeles (UCLA). Nel 1999 riceve la laurea honoris causa dall’Università Claude Bernard di Lione per gli studi sulle funzioni cognitive del sistema motorio. È stato Presidente della Società italiana di Neuropsicologia, dell’European Brain Behaviour Society e della Società italiana di Neuroscienze. Fa parte di numerosi organismi scientifici internazionali, tiene seminari e conferenze in tutto il mondo, ha pubblicato libri e articoli. Negli anni ’80 Rizzolatti e la sua équipe di ricerca scoprono nei macachi l’esistenza di neuroni specchio, una classe di neuroni, come si capirà poi, presenti nei primati, in alcuni uccelli e nell’uomo. Si attivano selettivamente sia quando si compie un’azione, sia quando la si osserva mentre è compiuta dagli altri. I neuroni dell’osservatore ‘rispecchiano’ quindi ciò che avviene nella mente del soggetto osservato, come se fosse l’osservatore stesso a compiere l’azione. Dopo un intenso lavoro, nel 1995 Rizzolatti dimostra per la prima volta l’esistenza nell’uomo di un sistema simile a quello trovato nella scimmia. I neuroni specchio manifestano la loro presenza in aree del cervello più ampie di quelle intraviste all’inizio. Di volta in volta presentano un’architettura diversa, semplice o sofisticata a seconda dei fenomeni emotivi provocati dalla reazione neurale: siamo di fronte a un sistema di risonanza che ci permette di leggere e di capire le intenzioni degli altri come se fossero le nostre. La scoperta dei neuroni specchio e il loro studio permette di fare un salto nella conoscenza del cervello dell’uomo e di gettare le basi per la comprensione dei meccanismi che determinano i rapporti fra le persone. Questo filone di ricerca sta portando alla luce il complesso meccanismo biologico alla base del comportamento sociale degli uomini.

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Giacomo Rizzolatti

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