Articoli marcati con tag ‘attivismo’
Rita El Khayat
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Il Riscatto
Rita El Khayat nasce a Rabat, in Marocco nel 1944. Dopo la laurea in Medicina, è ammessa in un Internato di Psichiatria a Casablanca. In parallelo con gli studi, si occupa di radio, televisione e cinema, ed è la prima speaker donna in Marocco. Delusa dall’ambiente di lavoro nel suo paese, parte per Parigi dove si specializza in tre campi: psichiatria (studia con George Devereux, l’inventore dell’etnopsichiatria), medicina del lavoro ed ergonomia della medicina spaziale. In Francia studia anche arabo classico alla prestigiosa Scuola di Lingue Orientali.?Il suo impegno a favore dei diritti umani, della pace e dei diritti della donna in Marocco e nel Maghreb è intenso e vasto. Nel 1998 fonda l’Associazione Aïni Bennaï (nel 2003 si aggiungerà anche una casa editrice). Aïni Bennaï, uccisa a quindici anni dalla negligenza e dagli errori dei medici, a soli undici anni leggeva Proust, ascoltandone le letture con il suo walk-man e commentando con frasi come: “Adoro il suo dandismo.” Nel 1999 è la prima donna nella storia del Marocco e di tutto il mondo arabo a scrivere a un sovrano. La lettera, dal titolo Lettera di una donna a un giovane monarca e indirizzata al giovane re Mohammed VI quattro mesi dopo la sua incoronazione, in meno di due mesi viene tradotta in 11 lingue. Scritta per contrastare un movimento islamista reazionario che voleva il ritorno alla segregazione delle donne, chiede la modifica della Moudawana (“Statuto personale”), una sorta di Codice della famiglia che nei paesi arabi e islamici, ad eccezione della Tunisia, continua a mantenere le donne in una condizione di assoluta minorità giuridica. Gran parte delle richieste sono state accolte. Per esempio, l’età minima per il matrimonio è stata fissata a 18 anni anche per le donne. È stato introdotto il divieto di ripudiare le mogli. Le donne possono ora divorziare come gli uomini e hanno diritto alla metà dei beni. È stato vietato picchiare le donne e chi lo fa commette un reato. Le vedove sono state riconosciute tutrici dei propri figli, mentre in precedenza cadevano sotto la tutela della famiglia di origine del marito defunto (una condizione di subordinazione che la scrittrice stessa ha vissuto con la madre e i suoi fratelli, dopo la scomparsa prematura del padre). In seguito a queste attività, nel 2008 viene candidata al Premio Nobel per la Pace. Rita El Khayat ha prodotto una trentina di libri fra saggi e romanzi, e oltre 350 articoli. Insegna Antropologia della conoscenza e del sapere all’Università di Chieti, in Italia. Con lo pseudonimo di Latina Chakir, si è fatta conoscere e apprezzare anche nel mondo dell’arte.
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Raj Patel
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La Misura
Raj Patel nasce a Londra nel 1972. Si laurea al Balliol College di Oxford in Filosofia politica ed Economia e ottiene un master alla London School of Economics. Si trasferisce a Harare, in Zimbabwe, dove è volontario dell’Associazione SEATINI (Southern and Eastern African Trade Information and Negotiations Initiative) e lavora insieme agli attivisti di Padare, un gruppo di uomini femministi. Questa esperienza è alla base delle sue ricerche per il dottorato, che consegue alla Cornell University, Dipartimento di Sociologia dello Sviluppo. Dopo gli studi, Patel lavora per la Banca Mondiale, le Nazioni Unite e il WTO, ma ben presto comincia ad esprimere forti critiche al loro operato, organizzando manifestazioni di protesta nei quattro continenti contro i suoi ex datori di lavoro. Nel 1999 è fra i promotori delle proteste di Seattle contro la riunione dei paesi membri del WTO. Diventa Analista politico di Food First – Institute of Food and Development Policy di Oakland, in California, dove mette a fuoco l’importanza della lotta per le terre e aderisce al The Land Rersearch Action Network. Lavora per due anni in Sudafrica presso il Centre for Civil Society della University of KwaZulu-Natal di Durban, nel corso dei quali ha modo di collaborare attivamente al movimento dei senza terra Abahlali base Mjondolo e alla Ota Benga Alliance, un gruppo che promuove il cambiamento sociale nella Repubblica del Congo e del cui consiglio direttivo è membro. Nel 2005 pubblica Global Fascism, Revolutionary Humanism and the Ethics of Food Sovereignty e nel 2007 Stuffed and Starved – The Hidden Battle for the World Food System (edito in Italia da Feltrinelli nel 2008 con il titolo I padroni del cibo), che lo fa conoscere a livello internazionale. Il libro racconta la storia del sistema globale del cibo e di come 1 miliardo di persone sia sovrappeso mentre 850 milioni patiscano la fame. Oggi tiene corsi e seminari al Centro di Studi Africani della University of California di Berkeley, alla Food First, ed è ricercatore associato alla School of Development Studies alla University of KwaZulu-Natal (Durban, Sudafrica). Aderisce alle attività del movimento Via Campesina. Nel 2008 è stato chiamato a testimoniare sulla crisi alimentare globale di fronte alla House Financial Services Committee, un organismo del governo USA che sovrintende ai mercati mobiliari e immobiliari. È ospitato regolarmente da emittenti televisive come BBC, NBC, Al Jazeera e NPR.
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Sanjit "Bunker" Roy
Il Risveglio
Sanjit ‘Bunker’ Roy nasce nel 1945 in una facoltosa famiglia a Burnpur, nel Bengala Occidentale. La sua educazione è quanto di più esclusivo un giovane indiano possa ricevere: Doon School a Dehradun, e al St. Stephen’s College a Delhi. Dopo gli studi, però, invece di intraprendere la carriera di diplomatico o di amministratore pubblico a cui era avviato, compie una scelta di rottura. A metà degli anni ’60 una carestia colpisce lo Stato di Bihar. Roy decide di fare un salto per ‘curiosità’ ma rimane estremamente impressionato. La domanda che si fa Roy con un misto di rabbia e di presa di coscienza, è ‘Come è possibile che alcune persone vivano in queste condizioni di privazione mentre noi che abbiamo studiato nelle migliori scuole del paese non restituiamo nulla di ciò che abbiamo preso?’ A questo punto, Roy decide di dedicarsi al sociale: a causa di questa scelta la madre non gli parla per due anni. Per cinque anni lavora nei villaggi del distretto di Ajmar, nel Rajasthan. Nel 1971 fonda a Tilonia il Barefoot College, il progetto della sua vita. La scuola, che si ispira anche ai Dottori Scalzi di Mao Tse Tung, è aperta a tutti: bambini, donne e uomini analfabeti e semianalfabeti delle caste più sfavorite e dei villaggi più remoti. Di loro fa degli ingegneri, dei maestri, degli architetti, dei medici, dei tecnici informatici, dei contabili e dei marketing manager ‘scalzi’. Una volta completata la loro formazione, essi fanno ritorno nelle loro comunità e qui si fermano a lavorare, rendendo i villaggi meno dipendenti dall’esterno. Tutti studiano, mangiano e dormono per terra, nessuno riceve più di 100 dollari al mese. Il sapere tradizionale e la saggezza pratica sono tenuti in gran conto, leggere e scrivere non è considerato essenziale. Secondo Roy, un grande ostacolo allo sviluppo economico è costituito dalle persone che conoscono la teoria ma ignorano la pratica, che non hanno mai affrontato le reali difficoltà della vita. La loro preparazione non è adatta a trovare soluzioni a basso costo per migliorare la qualità della vita dei più poveri. Oggi il Barefoot College ha una rete di oltre 20 sedi in 13 Stati dell’India, il modello viene esportato con successo e Roy è uno degli imprenditori sociali più influenti e ascoltati in ambito internazionale. La vera conquista, secondo Roy, è il fatto che le comunità riescano a migliorare da sole attraverso la condivisione del sapere. Il suo motto è una frase di Gandhi: ‘Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, e infine tu vinci.’
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Tegla Loroupe
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La Tenacia
Tegla Loroupe nasce nel 1973 in Kenia, in un villaggio di etnia pokot. Cresce con altri 24 fratelli, lavorando nei campi e badando ai fratelli più piccoli già prima di andare a scuola. È qui che incomincia a gareggiare nella corsa sulle grandi distanze, vincendo anche contro atlete più grandi di lei. Decide così di dedicarsi allo sport, appoggiata soltanto dalla madre e dalla sorella maggiore. Neppure la Federazione keniota sembra credere in lei, ritenendola troppo minuta (1,53 m di altezza). Tuttavia, dopo che nel 1988 vince una corsa nazionale, partecipa ai suoi primi campionati mondiali giovanili, dove si piazza al 28° posto. Da qui in poi, l’ascesa è inarrestabile. Il suo primo successo è la medaglia di bronzo nella mezza maratona ai Campionati del mondo del 1993 a Stoccarda. La prima vittoria importante è alla maratona di New York nel 1994, bissata l’anno successivo: è la prima volta per una donna africana. Nel 1997 centra due importanti vittorie: la prima vittoria alla maratona di Rotterdam (cui seguiranno le vittorie nel 1998 e nel 1999) e la prima vittoria ai mondiali di mezza maratona (bissati nel 1998). Grazie anche a questi successi, raggiunge la vetta della classifica IAAF. Il 1999 è un altro anno magico, nella maratona (di nuovo Rotterdam e Berlino), ma anche in pista, con la medaglia di bronzo nei 10.000 metri nei mondiali di Siviglia. Nel 2000 vince le maratone di Roma e di Londra. Torna ad una vittoria importante nel 2002, alla maratona di Losanna. Nel 2003 la vittoria alla maratona di Colonia, e nel 2004 a quella di Lipsia. Nel 2006 vince la mezza maratona di Hong Kong. Molti dei suoi record mondiali sono ancora imbattuti: non più quello della maratona di Berlino nel 1999, con 2h 20′ 43”, ma ancora i 20.000, 25.000 e 30.000 metri e il record dell’ora (18.340 m). A partire dal 2003, Loroupe inizia un’intensa attività nel sociale. Organizza le Peace Races per la promozione della pace: Uganda Peace Race, Southern Sudan Peace Race, Kapenguria Peace Race e Tana-River Peace Race. La Fondazione a cui ha dato vita, la Tegla Loroupe Peace Foundation, lavora per lo sviluppo socio-economico nel corno d’Africa e nella regione dei Grandi Laghi, con un impegno specifico per risolvere i conflitti e sostenere le persone più vulnerabili. Fra i progetti in corso, la costruzione della Tegla Loroupe Peace Academy, una scuola modello dove far studiare bambini abbandonati e orfani, ma anche un’istituzione che nasce per rafforzare la pace nei paesi coinvolti dal progetto.
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