Nobel e responsabilità
Il Premio Nobel per la Letteratura è stato assegnato quest’anno a Herta Muller, scrittrice di lingua tedesca, nata e cresciuta in Romania e trasferitasi in Germania a 34 anni. La motivazione: “Con la forza della poesia e la franchezza della prosa, descrive il panorama dei diseredati”.
L’ultimo libro tradotto in Italia – dal piccolo editore Keller – è “Il paese delle prugne verdi”: una storia, in parte autobiografica, sulle vite di quattro intellettuali dissidenti, che si articola dagli anni dei loro studi universitari, sino all’ingresso tortuoso nella società oppressa dal regime (quello di Ceausescu).
«Scrivendo, non dimenticare la data e metti sempre un capello nella lettera, disse Edgar. Se dentro non c’è, vuol dire che la lettera è stata aperta»
La Muller, tra le pagine del suo romanzo, usa una metafora di forte impatto per descrivere la situazione sociale in Romania sotto il regime: un mattatoio, in cui i dipendenti bevono il sangue caldo degli animali uccisi e le giovani ragazze si prostituiscono in cambio di un pezzetto di carne o di interiora. A indicare le derive personali e morali in un paese in cui l’uomo lotta con i suoi simili per un briciolo di sopravvivenza.
Molti intellettuali hanno risposto con la scrittura alle loro condizioni di vita difficile. Essa viene considerata un modo per salvarsi e per salvare. La letteratura è riflessione, denuncia e informazione.
Perché davvero ci siano possibilità di cambiamento e vengano abbattuti i muri dell’indifferenza, è necessario che le voci si levino e giungano alle orecchie del mondo. Così che la responsabilità condivisa operi sinergicamente per soluzioni migliori.






E a Obama il Nobel per la Pace!