L'università a piedi nudi… per imparare a vivere

L’insegnamento di Gandhi a favore di una società più equa non ha sortito solo l’effetto di rendere l’India un Paese indipendente, ma ha avuto molti emulatori, in tutto il mondo. Uno dei più fedeli, e non solo perché connazionale del Mahatma è senza dubbio Sanjit Bunker Roy, premiato pochi mesi fa a Verona con il “Grosso d’oro” in segno di riconoscimento per una vita spesa in gran parte a favore della solidarietà.

La vita di Sanjit assomiglia alla parabola esistenziale di Francesco d’Assisi: la sua famiglia, pur non essendo ricca, lo aveva destinato alla carriera diplomatica, facendogli frequentare le scuole migliori.

Ma nel 1965 Sanjit, in occasione di una tremenda carestia che funesta la regione del Bihar fa l’esperienza dell’estrema ingiustizia che il sistema delle caste crea tuttora nella società indiana. Annuncia allora alla madre di voler vivere come povero tra i poveri e lascia tutto, tra l’incomprensione della famiglia.

Nel 1971 Roy riesce a fondare il Barefoot College: si tratta di un esperimento sensazionale, la prima università “dei poveri” al mondo. Al Barefoot si sta naturalmente a piedi nudi (a partire da Sanjit), e si impara una lezione unica: vivere con poco, solo 150$ al mese. Si mangia, dorme e lavora sul pavimento: la filosofia di base è che per aiutare i poveri bisogna condividere la loro condizione, risolvendo alcuni problemi di base in modo semplicemente geniale: ad esempio, per risolvere il cronico problema della mancanza d’acqua si raccoglie acqua piovana… e se ne ha in abbondanza, anche laddove vi è più siccità.

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