La leadership per il Terzo Millennio: dall’equivoco sociale alla responsabilità di impresa

foto_PaolettiMolte aziende e i loro leader vivono oggi uno stato di incertezza dato dai nuovi scenari economico-sociali in continuo mutamento sia a livello locale che a livello globale e all’interno delle proprie strutture si evidenzia la necessità di indicazioni chiare per il raggiungimento di obiettivi predefiniti.

È ovvio che la leadership viene messa in crisi da questa confusione perché i diversi leader delle diverse sezioni non sanno a cosa ancorare se stessi e non sanno esattamente verso cosa è necessario procedere. Se da un lato resta l’idea di fatturato e quindi il raggiungimento di obiettivi economici, non è altrettanto chiaro perché questo fatturato sia necessario, se non a livello produttivo e sopratutto non è chiaro come deve essere raggiunto.

I modi per raggiungere un risultato sono infiniti, pertanto è necessario divenire inclusivi, valutando ogni possibilità, selezionando infine quella che, in una prospettiva del tutto coerente con la mission aziendale, tenga conto del proprio vantaggio, del vantaggio per la comunità e dell’impatto ambientale in cui è inserita.

Per poter rinnovare un modello di leadership, ho incontrato ed intervistato insieme alla mia equipe oltre 250 uomini e donne di successo. Da questa analisi sono emerse tre caratteristiche comuni: primo, sanno cosa vogliono; secondo, sanno perché lo vogliono; terzo sanno come lo otterranno. Tre qualità semplicissime sebbene la loro presenza sia poco nota a molti. Vorrei evidenziare l’importanza centrale dell’ultimo fattore, sapere come ottenere l’obiettivo, poiché anticipa un aspetto fondamentale che determina la capacità di governare il cambiamento: la prefigurazione.

In sintesi la prefigurazione è la capacità di vedersi cambiare nel mondo che cambia costantemente e molto velocemente. Un leader dunque, per traghettare la propria organizzazione nel futuro, oltre ad avere chiaro l’obiettivo aziendale e le azioni che insieme al suo team deve mettere in atto per raggiungerlo, deve sapere prevedere eventuali cambiamenti degli scenari globali e trasformare costantemente le strategie stabilite.

Questi grandi e rapidi mutamenti della società odierna vedono molte aziende immerse in un terreno accidentato che definisco equivoco sociale, ossia una deresponsabilizzazione generale che demanda a pochi la responsabilità su tutti. È a questo punto che si rende necessaria una figura di leadership che oltre a credere fortemente nell’obiettivo aziendale, perché coincide con il proprio, è consapevole che non esiste se non nella relazione con l’altro, dal collaboratore al cliente, dal fornitore alla comunità locale di riferimento. Solo alcuni individui hanno recepito questa onda e introdotto un sistema di valori e azioni coerenti con uno sviluppo sostenibile in grado di generare un concreto vantaggio individuale e sociale.

È necessario pertanto comprendere l’equivoco in cui siamo immersi e comprendere che solo noi siamo in grado di poter rispondere in modo responsabile ai cambiamenti che questo inizio di terzo millennio ci ha presentato. La sfida è questa: essere leader ad ogni livello senza dimenticare la funzione sociale di un’azienda che è quella di permettere ai suoi collaboratori di poter conquistare una più alta qualità di vita.

Patrizio Paoletti

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