Divieto di moto(cicletta)
- dettato da una rigida interpretazione dell’Islam – volto a “preservare la sicurezza del cittadino e la stabilità delle tradizioni e dei costumi della società palestinese”.
E’ da ora vietato portare donne in sella a una motocicletta, poiché offensivo nei confronti della morale islamica.
Le motivazioni dichiarate dal portavoce Ihab Alghusin sono le seguenti:
- poiché non abituate a stare in sella, le donne – muovendosi in modo scomposto – possono provocare incidenti;
- per non cadere dalla motocicletta, devono abbracciare il conducente, cosa moralmente inaccettabile.
Contro ogni forma di discriminazione della donna , dettata da movimenti islamisti e reazionari che vogliono mettere il sesso femminile in una condizione di assoluta minorità giuridica e subordinazione personale, si è battuta Rita El Khayat, candidata al Premio Nobel per la Pace nel 2008 e ospite di 21 minuti.
Scrive nel suo libro “La donna nel mondo arabo”:
Queste mutazioni rendono le donne degli esseri in piena mutazione; il mondo sembra aver accettato la sua marcia in una progressiva ed inesorabile corsa che porta a ridurre le distanze e livellare le differenze tra i popoli attraverso i fenomeni della creolizzazione e della globalizzazione. Si può pensare che il processo di globalizzazione porterà automaticamente a un cambiamento radicale della condizione e del ruolo della donna araba? La società araba può tollerare tali evoluzioni se queste minacciano di sconvolgerla? Nel resto del mondo non si immagina neanche a che punto la società araba abbia caratteristiche antropologiche marcate, quali la rigidità, la tendenza alla conservazione e l’atteggiamento di difesa nei confronti dello straniero e dell’Altro.





