Archivi per la categoria ‘Filosofia’
Videointervista a Emmanuel Leprince
“Le PMI sono il motore trainante dell’economia europea, perché sono flessibili”
Sin da quando ha creato nel 1989 il Comité Richelieu, l’Associazione francese delle PMI innovative, ha dedicato la propria vita professionale ad aiutare azienda ad alto potenziale a ‘bucare’ il tetto di vetro che impedisce loro di crescere e diventare leader su scala mondiale. Attraverso tentativi (tanti) e tribolazioni (ancora di più), si è reso conto che gli ostacoli alla crescita non sono solo di ordine economico e industriale, ma anche culturale e psicologico: nel Vecchio Continente, cambiamento e rinnovamento sono spesso percepiti come una minaccia invece che un’opportunità.
Videointervista a Edoardo Boncinelli
A 3 anni un bambino davanti allo specchio
è in grado di riconoscersi:
questo è un traguardo ben superiore
a quello di qualsiasi altro animale.
Nell’arco di una vita spesa sotto la cupola della scienza, ha cercato di rispondere a una domanda cruciale della nostra epoca: “Quanto ci determinano i nostri geni?” Fisico di formazione, è partito dalla ricerca di base sull’alfabeto genetico e sulla biologia molecolare, allargando via via la sfera degli interessi alla biofisica e alle neuroscienze. Ha dato lustro alla comunità scientifica italiana, e con quasi trenta libri pubblicati alle spalle è considerato uno dei migliori divulgatori scientifici in Italia. È anche un appassionato grecista.
La leadership per il Terzo Millennio: dall’equivoco sociale alla responsabilità di impresa
Molte aziende e i loro leader vivono oggi uno stato di incertezza dato dai nuovi scenari economico-sociali in continuo mutamento sia a livello locale che a livello globale e all’interno delle proprie strutture si evidenzia la necessità di indicazioni chiare per il raggiungimento di obiettivi predefiniti.
È ovvio che la leadership viene messa in crisi da questa confusione perché i diversi leader delle diverse sezioni non sanno a cosa ancorare se stessi e non sanno esattamente verso cosa è necessario procedere. Se da un lato resta l’idea di fatturato e quindi il raggiungimento di obiettivi economici, non è altrettanto chiaro perché questo fatturato sia necessario, se non a livello produttivo e sopratutto non è chiaro come deve essere raggiunto.
I modi per raggiungere un risultato sono infiniti, pertanto è necessario divenire inclusivi, valutando ogni possibilità, selezionando infine quella che, in una prospettiva del tutto coerente con la mission aziendale, tenga conto del proprio vantaggio, del vantaggio per la comunità e dell’impatto ambientale in cui è inserita.
21min.org – the next dimension

E’ attivo da questo pomeriggio www.21min.org il nuovo sito a cura del 21minuti – i saperi dell’eccellenza, il luogo dove i diversi saperi prodotti dall’uomo fino ad oggi possono essere condivisi.
L’università degli scalzi e l’energia dal sole
L’Università degli scalzi (Barefoot College) è un’associazione non governativa indiana nata nel 1972 da un’idea di Sanij Bunker Roy che la rese operativa in Rajasthan.
Bunker Roy, scelto quest’anno dalla prestigiosa rivista TIME come uno dei 100 più influenti personaggi del mondo, è stato tra gli speaker dell’edizione 2009 di 21 MINUTI. I SAPERI DELL’ECCELLENZA. Leggi il resto di questo articolo »
Shlomo Ben Ami
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L’Identità
Shlomo Ben-Ami nasce da genitori ebrei sefarditi. Nel 1955 la famiglia emigra in Israele. Ben-Ami studia all’Università di Tel Aviv e alla Oxford University, dove consegue il dottorato in storia. Dalla metà degli anni settanta torna alla Tel Aviv University, dove dal 1982 al 1986 è a capo del Dipartimento di storia. Il suo indirizzo di studi è la storia spagnola del Novecento: la sua biografia dell’ex dittatore spagnolo Generale Primo de Rivera (1923-1930) è considerata fra i testi più autorevoli sul tema. La sua attenzione si sposta gradualmente alla storia di Israele e del Medio Oriente, ma tuttora è riconosciuto come uno dei più grandi esperti di politica spagnola durante i due conflitti mondiali. Dal 1987 al 1991, prima di entrare in politica, è ambasciatore d’Israele in Spagna. Nel 1996 viene eletto in parlamento nelle liste del Partito Laburista. Nel 1999, sotto il governo Barak, diventa Ministro della Sicurezza Interna, e l’anno successivo Ministro degli Esteri, mantenendo entrambe le cariche fino al 2001, quando decide di ritirarsi dalla politica attiva in contrasto con Sharon. È uno dei politici israeliani più coinvolti nel difficile processo di pace, nel 1991 partecipa alla Conferenza di Pace di Madrid e nel 2000 è a Camp David. Attualmente Ben-Ami è Vice Presidente del Centro Internazionale Toledo per la Pace (TICpax), il cui scopo è contribuire alla prevenzione e alla risoluzione di conflitti violenti o potenzialmente violenti e al consolidamento della pace, nel rispetto della democrazie e dei diritti umani. Ma come si arriva a una pace duratura in Medio Oriente? Il credo di Ben-Ami è che Israele debba accontentarsi di uno Stato più piccolo a prevalenza ebraica. Questa potenziale soluzione è in linea con il sionismo originale che non è imperialista, ma si fonda su una coesione culturale, di nicchia. La natura del conflitto non è incentrata sui territori, o almeno Ben-Ami ritiene questa fase conclusa. È soprattutto etica, riguarda questioni come le radici storiche e religiose, la memoria – terreni in cui trovare margini per un accordo è difficile. La liberazione dal conflitto non può essere esclusivamente un processo che cala dall’alto ma deve partire dalle coscienze dei singoli, e certamente richiede sacrifici e compromessi dolorosi. Quei sacrifici che, pur essendo stata la pace diverse volte a portata di mano, gli establishment israeliano e palestinese non sono stati capaci di promuovere presso le rispettive popolazioni.

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I pilastri della coscienza? Sono quattro
Quali sono i meccanismi fisiologici alla base della coscienza? Secondo il neurobiologo Derek Denton, oltre alla rappresentazione del mondo esterno, su cui pone l’accento Gerald Edelman, e al mondo emotivo, chiamato in causa da Antonio Damasio, giocherebbe un ruolo molto importante l’enterocezione, cioè il modo in cui percepiamo ciò che accade all’interno del nostro corpo. Stimoli primari, come la fame e la sete, rappresenterebbero la traccia sottostante che sta alla base del nostro autopercepirci momento per momento.
La teoria è descritta nel libro di Denton dal titolo “Le emozioni primordiali. Gli albori della coscienza”, recentemente edito da Bollati Boringhieri.
Oltre alle tre appena elencate, secondo Edoardo Boncinelli, autore di un articolo sull’argomento apparso sul Corriere, vi sarebbe una quarta “porta” alla consapevolezza: la propriocezione, ovvero, la percezione che abbiamo dello stato di tensione dei nostri muscoli, attraverso la quale ci facciamo un’idea della nostra posizione nello spazio.
E’ sulla base dunque di questi quattro elementi, visione del mondo esterno, mondo emozionale, percezione dei processi interni al corpo e della posizione dello stesso nello spazio, che si modella, secondo i più accreditati neurobiologi, la nostra percezione complessiva di noi stessi: quel misterioso e meraviglioso fenomeno che chiamiamo “coscienza”.

Sanjit "Bunker" Roy
Il Risveglio
Sanjit ‘Bunker’ Roy nasce nel 1945 in una facoltosa famiglia a Burnpur, nel Bengala Occidentale. La sua educazione è quanto di più esclusivo un giovane indiano possa ricevere: Doon School a Dehradun, e al St. Stephen’s College a Delhi. Dopo gli studi, però, invece di intraprendere la carriera di diplomatico o di amministratore pubblico a cui era avviato, compie una scelta di rottura. A metà degli anni ’60 una carestia colpisce lo Stato di Bihar. Roy decide di fare un salto per ‘curiosità’ ma rimane estremamente impressionato. La domanda che si fa Roy con un misto di rabbia e di presa di coscienza, è ‘Come è possibile che alcune persone vivano in queste condizioni di privazione mentre noi che abbiamo studiato nelle migliori scuole del paese non restituiamo nulla di ciò che abbiamo preso?’ A questo punto, Roy decide di dedicarsi al sociale: a causa di questa scelta la madre non gli parla per due anni. Per cinque anni lavora nei villaggi del distretto di Ajmar, nel Rajasthan. Nel 1971 fonda a Tilonia il Barefoot College, il progetto della sua vita. La scuola, che si ispira anche ai Dottori Scalzi di Mao Tse Tung, è aperta a tutti: bambini, donne e uomini analfabeti e semianalfabeti delle caste più sfavorite e dei villaggi più remoti. Di loro fa degli ingegneri, dei maestri, degli architetti, dei medici, dei tecnici informatici, dei contabili e dei marketing manager ‘scalzi’. Una volta completata la loro formazione, essi fanno ritorno nelle loro comunità e qui si fermano a lavorare, rendendo i villaggi meno dipendenti dall’esterno. Tutti studiano, mangiano e dormono per terra, nessuno riceve più di 100 dollari al mese. Il sapere tradizionale e la saggezza pratica sono tenuti in gran conto, leggere e scrivere non è considerato essenziale. Secondo Roy, un grande ostacolo allo sviluppo economico è costituito dalle persone che conoscono la teoria ma ignorano la pratica, che non hanno mai affrontato le reali difficoltà della vita. La loro preparazione non è adatta a trovare soluzioni a basso costo per migliorare la qualità della vita dei più poveri. Oggi il Barefoot College ha una rete di oltre 20 sedi in 13 Stati dell’India, il modello viene esportato con successo e Roy è uno degli imprenditori sociali più influenti e ascoltati in ambito internazionale. La vera conquista, secondo Roy, è il fatto che le comunità riescano a migliorare da sole attraverso la condivisione del sapere. Il suo motto è una frase di Gandhi: ‘Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, e infine tu vinci.’
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Ernö Rubik
Il Puzzle
Ernö Rubik nasce in Ungheria nel 1944. Nel 1967 si laurea in Ingegneria civile all’Univesità di Budapest Muszaki Egyetem. Dopo la laurea inizia a studiare scultura e architettura d’interni all’Accademia d’Arte Applicata e Design di Budapest. Dal 1971 al 1975 lavora come architetto, per poi tornare come titolare della cattedra di architettura d’interni nella stessa accademia da cui era partito. L’invenzione del celebre cubo a sei colori, uno per ogni faccia, che porta il suo nome, risale a questo periodo, per la precisione al 1974: la diffusione in una prima fase è assai limita e investe solo i circoli scientifici. Rubik ha ventinove anni. Il suo interesse è prevalentemente tecnico: come è possibile che ventisei piccoli cubi possano ruotare formando un cubo più grande? I primi prototipi utilizzavano fasce elastiche e carta adesiva. L’idea del gioco nasce quando Rubik si accorge che non è così facile riallineare le sei facce del cubo principale con colori omogenei. C’è solo una possibilità corretta contro 43 quintilioni di soluzioni sbagliate. In un primo momento, Rubik aveva pensato che non bastasse una vita intera per risolverlo (ma poi in un mese trovò la soluzione). Nel 1980 inizia a pubblicare una rivista di enigmistica dal titolo …És játék (“… e giochi”). In questo periodo il Cubo di RubikTM inizia ad affermarsi anche internazionalmente, dando origine a una vera e propria mania che spinge il rompicapo ad essere in assoluto il gioco più venduto di quel periodo, e il suo creatore a diventare la persona più ricca del suo paese (è stato definito il primo ‘miliardario rosso’ nel blocco dell’Est). Si calcola che all’incirca un ottavo della popolazione mondiale abbia almeno una volta nella vita tenuto in mano il cubo. Negli anni ’80 il cubo diventa una vera icona. E nel 1982, ai Campionati mondiali di Budapest, Minh Thai – uno studente di sedici anni di un liceo di Los Angeles di origine vietnamita – riesce a ordinare il cubo in 22 secondi e 95 centesimi, diventando il campione del mondo. Oggi il record si è abbassato a circa 10 secondi, e si risolve in 24-28 mosse. Nel 1983 crea il Rubik-Studio, dove si progettano mobili e giochi. Nel 1990 diventa Presidente dell’Accademia di Ingegneria d’Ungheria. Nell’ambito dell’Accademia, dà vita alla Fondazione Rubik per sosere giovani ingegneri e designer di talento. Attualmente Rubik si occupa dello sviluppo di videogiochi e di architettura, continuando studiare problemi di geometria strutturale e a dirigere il Rubik-Studio.
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Tara Gandhi
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La Nonviolenza
Tara Gandhi Battacharjee nasce a Delhi, in India, nel 1934 dal padre Devadas Gandhi, il figlio minore del Mahatma, e dalla madre Lakshmi Devadas, la figlia minore di Chakravarti Rajagopalachari, il primo Governatore Generale dell’India. Si laurea con lode in Letteratura inglese alla Miranda House University di Delhi, e studia per anni il sitar, lo strumento a corde classico indiano. Durante il lungo soggiorno a Roma al seguito del marito Jyoti Prasad Bhattacharjee, direttore della FAO, consegue un diploma di progettista d’interni. Da anni Tara Gandhi, che parla fluentemente molte lingue e anche molti dialetti indiani, è ambasciatrice nel mondo della lezione umana e spirituale del Mahatma Gandhi. Seguendo idealmente le sue orme, Tara ha riproposto la cultura del Khadi, il tessuto filato e intrecciato a mano su un arcolaio circolare: ha viaggiato per tutto il paese alla ricerca delle tradizioni nei villaggi, ne ha promosso il recupero con articoli e interviste televisive, e infine ha dato impulso alla nascita di nuovi laboratori artigianali. “Il filo del khadi è il filo della Creazione: una risorsa di pane e beatitudine per milioni di persone in India. L’arcolaio diventa per tutti una terapia, una meditazione, una forza creativa che ci unisce contro la violenza e le divisioni.” Tara Gandhi ha fondato il Kasturba Gandhi National Memorial Trust, di cui è Vice Presidente, dedicato a alla nonna paterna Kasturba, la moglie del Mahatma. Grazie a una rete di ventuno centri e oltre seicento filiali, il Trust realizza scuole, laboratori artigianali, corsi per infermieri e parchi giochi nelle campagne più povere e remote del paese. Quando Tara incontra gli studenti delle scuole e delle università indiane per presentare le finalità del Trust, chiede simbolicamente a ciascuno di loro una rupia: è un modo per coinvolgere i giovani in un ideale di fratellanza e di servizio a sostegno dei più poveri. Nel gennaio del 2001 Tara ha visitato il Gujarat, la terra natale di Gandhi, che negli ultimi anni ha visto acutizzarsi il conflitto endemico fra musulmani e indù, Con coraggio e determinazione, ha lanciato campagne per aiutare le vittime degli scontri, senza differenza di casta o di religione. Attualmente è impegnata nel progetto Gandhi a Indore, una località del Madhya Pradesh, nel centro dell’India, in cui è ancora attivo il centro fondato da Mahatma nel 1945. Il progetto mira a creare nuove strutture di accoglienza e assistenza sanitaria, dando la possibilità alle donne di ricevere una preparazione professionale e ai bambini di accedere all’istruzione.
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