Archivi per la categoria ‘Economia’
21minuti alla scoperta di Okinawa: una partnership all’insegna dell’eco sostenibilità
Eccellenza, sostenibilità e innovazione sono le tre parole chiave che distinguono il lavoro di 21minuti – i saperi dell’eccellenza.
21minuti ha nel suo dna la volontà di andare alla ricerca di quelle realtà che più di altre fondano la loro mission sulla ricerca di innovazioni che siano nel rispetto dell’ambiente. Certamente Okinawa, azienda innovativa che fonda la sua produzione sull’utilizzo di materiali riciclabili, risponde a questi requisiti.
La leadership per il Terzo Millennio: dall’equivoco sociale alla responsabilità di impresa
Molte aziende e i loro leader vivono oggi uno stato di incertezza dato dai nuovi scenari economico-sociali in continuo mutamento sia a livello locale che a livello globale e all’interno delle proprie strutture si evidenzia la necessità di indicazioni chiare per il raggiungimento di obiettivi predefiniti.
È ovvio che la leadership viene messa in crisi da questa confusione perché i diversi leader delle diverse sezioni non sanno a cosa ancorare se stessi e non sanno esattamente verso cosa è necessario procedere. Se da un lato resta l’idea di fatturato e quindi il raggiungimento di obiettivi economici, non è altrettanto chiaro perché questo fatturato sia necessario, se non a livello produttivo e sopratutto non è chiaro come deve essere raggiunto.
I modi per raggiungere un risultato sono infiniti, pertanto è necessario divenire inclusivi, valutando ogni possibilità, selezionando infine quella che, in una prospettiva del tutto coerente con la mission aziendale, tenga conto del proprio vantaggio, del vantaggio per la comunità e dell’impatto ambientale in cui è inserita.
21min.org – the next dimension

E’ attivo da questo pomeriggio www.21min.org il nuovo sito a cura del 21minuti – i saperi dell’eccellenza, il luogo dove i diversi saperi prodotti dall’uomo fino ad oggi possono essere condivisi.
Tempesta finanziaria? No problem per Geox
La crisi? Non ci fa paura. A dirlo è il presidente e fondatore di Geox Mario Moretti Polegato, il quale, commentando i risultati del primo trimestre 2009, ha espresso soddisfazione osservando che il fatturato dell’azienda, nonostante la congiuntura sfavorevole, è cresciuto del 5% rispetto all’analogo dato dell’anno passato, già in forte crescita.
In relazione alle prospettive future della sua azienda, Moretti Polegato ha affermato che Geox è pronta a valorizzare il momento, benché il livello dei consumi si attesti su livelli piuttosto bassi, per rafforzare addirittura la leadership già raggiunta nel suo settore merceologico.
Il segreto? Un consolidato modello di business flessibile e un’attenta politica di contenimento dei costi. In parole povere, secondo Moretti Polegato, caratteristiche come la capacità di innovare costantemente il prodotto e di espandersi in nuovi mercati, rimanendo attenti alla solidità del bilancio possono consentire a un’azienda come la sua di guardare al futuro con intatta fiducia.
Testimonianze di fondato ottimismo come questa rientrano pienamente nello spirito che 21 minuti, piattaforma per il confronto di idee e valori diversi ma accomunati da un unico afflato, intende promuovere. 21 minuti vedrà altrettanti personaggi del mondo della cultura, della scienza e dello spettacolo riunirsi e dichiarare quale “stella polare” li ha orientati verso una vita di successo. Un’occasione per coltivare speranze motivate e ripartire, insieme, verso un futuro migliore.

La casa del terzo millennio: tanto sole e niente sprechi
Immaginate una casa completamente autosufficiente, capace di riciclare i rifiuti, raccogliere l’acqua piovana e ricevere energia direttamente dal sole. Niente sprechi, niente bollette. Un sogno? Niente affatto: un progetto concreto che è stato presentato alla Fiera Campionaria di Milano, organizzata dalla Fondazione Symbola dal 7 al 10 maggio. La casa “off grid”, come viene chiamata, cioè “fuori dalle reti” (ma si esclude evidentemente la connessione internet) è figlia di due menti: l’architetto Mario Cucinella, già autore del progetto per una casa ecologica low cost (solo 1000 euro al metro quadro) ed Emiliano Cecchini, presidente della “Fabbrica del Sole”, società che ad Arezzo ha creato quello che a tutt’oggi è il primo idrogenodotto del mondo.
Il principio fondamentale su cui si basa il nuovo modello di abitazione consiste nel massimo utilizzo delle risorse del territorio su cui la casa sorge. L’energia solare viene accumulata producendo idrogeno, per il riscaldamento si usano pompe di calore facendo attenzione a creare ambienti termicamente “a tenuta stagna”. E la bolletta del telefono? Si può fare a meno anche di quella, ricorrendo ai ponti radio.
L’architetto Cucinella sarà tra gli ospiti di 21min – I saperi dell’eccellenza a Novembre a Milano.

Energie alternative: il boom è realtà
Sta esplodendo il mercato delle “tecnologie pulite”. Attualmente sui 150 miliardi di dollari, il giro d’affari di questo tipo di soluzioni, volte a ridurre l’impatto ambientale delle industrie legate alla produzione di energia pare destinato a raggiungere i 600 miliardi entro il 2020.
In questo campo, stanno giungendo interessanti novità dalla Germania, dove 20 aziende tra cui la Siemens, Deutsche Bank e Rwe si sono consorziate per costruire centrali alimentate da energia solare nel deserto del Sahara. Al posto delle dune, si allineeranno perciò laggiù i pannelli solari, che già tra dieci anni dovrebbero assicurare la prima fornitura in Germania, e progressivamente coprire il 15% del fabbisogno europeo di energia. L’investimento previsto è di 400 miliardi di euro, ed è previsto che in tempi non lunghissimi anch società italiane e spagnole possano entrare a far parte del consorzio.
Non è solo in Europa che si cercano nuove soluzioni per il mercato dell’energia. Una società di San Diego, in California, ha intrapreso l’innovativo progetto di produrre carburante biologico a partire dalle alghe. Bizzarro? Forse, ma non per Bill Gates, una cui azienda ha contribuito a investimenti che raggiungono i 100 milioni di dollari. Insomma, siamo in piena eco-euforia: e secondo molti esperti, non sarà un fuoco di paglia, destinato a spegnersi in pochi anni come la tristemente nota net-economy.

Raj Patel
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La Misura
Raj Patel nasce a Londra nel 1972. Si laurea al Balliol College di Oxford in Filosofia politica ed Economia e ottiene un master alla London School of Economics. Si trasferisce a Harare, in Zimbabwe, dove è volontario dell’Associazione SEATINI (Southern and Eastern African Trade Information and Negotiations Initiative) e lavora insieme agli attivisti di Padare, un gruppo di uomini femministi. Questa esperienza è alla base delle sue ricerche per il dottorato, che consegue alla Cornell University, Dipartimento di Sociologia dello Sviluppo. Dopo gli studi, Patel lavora per la Banca Mondiale, le Nazioni Unite e il WTO, ma ben presto comincia ad esprimere forti critiche al loro operato, organizzando manifestazioni di protesta nei quattro continenti contro i suoi ex datori di lavoro. Nel 1999 è fra i promotori delle proteste di Seattle contro la riunione dei paesi membri del WTO. Diventa Analista politico di Food First – Institute of Food and Development Policy di Oakland, in California, dove mette a fuoco l’importanza della lotta per le terre e aderisce al The Land Rersearch Action Network. Lavora per due anni in Sudafrica presso il Centre for Civil Society della University of KwaZulu-Natal di Durban, nel corso dei quali ha modo di collaborare attivamente al movimento dei senza terra Abahlali base Mjondolo e alla Ota Benga Alliance, un gruppo che promuove il cambiamento sociale nella Repubblica del Congo e del cui consiglio direttivo è membro. Nel 2005 pubblica Global Fascism, Revolutionary Humanism and the Ethics of Food Sovereignty e nel 2007 Stuffed and Starved – The Hidden Battle for the World Food System (edito in Italia da Feltrinelli nel 2008 con il titolo I padroni del cibo), che lo fa conoscere a livello internazionale. Il libro racconta la storia del sistema globale del cibo e di come 1 miliardo di persone sia sovrappeso mentre 850 milioni patiscano la fame. Oggi tiene corsi e seminari al Centro di Studi Africani della University of California di Berkeley, alla Food First, ed è ricercatore associato alla School of Development Studies alla University of KwaZulu-Natal (Durban, Sudafrica). Aderisce alle attività del movimento Via Campesina. Nel 2008 è stato chiamato a testimoniare sulla crisi alimentare globale di fronte alla House Financial Services Committee, un organismo del governo USA che sovrintende ai mercati mobiliari e immobiliari. È ospitato regolarmente da emittenti televisive come BBC, NBC, Al Jazeera e NPR.
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Nives Meroi
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Il Fair play
Nives Meroi nasce nel 1961 in un paese vicino a Bergamo, ma da oltre vent’anni risiede in Friuli Venezia-Giulia, dove ha conosciuto il marito Romano Benet, compagno di vita e di cordata. Nives Meroi ha al suo attivo alcune fra le vie più difficili delle Alpi, fra cui la prima invernale al Pilastro Piussi alla parete nord del Piccolo Mangart di Coritenza e quella alla Cengia degli Dei, sullo Jof Fuart. Il suo profilo è quello di un’alpinista tecnicamente forte in vari ambiti dell’arrampicata: falesia, cascate di ghiaccio, sci estremo, alpinismo d’alta quota. Col tempo, l’amore per la montagna l’ha spinta ad esplorare orizzonti sempre più lontani, dove l’aria è rarefatta e, per usare parole sue, “dove ogni passo diventa uno sforzo di volontà”. Il suo è un alpinismo by fair means, con uno stile leggero e pulito: senza l’ausilio di ossigeno supplementare, portatori d’alta quota e campi fissi. E senza perdere di vista i valori della vita, come quando nel tentativo di scalata del Kangchenjunga del 2009 getta la spugna per prestare soccorso al marito in difficoltà fra il campo 3 e il campo 4. Dietro ogni sua nuova salita, c’è un confronto onesto con sè stessa e la montagna, non importa se nelle Ande, in Himalaya o nel Karakorum. Il primo tentativo al K2 nel 1994 si conclude con un’amara rinuncia: “La via finiva lì – racconta Nives – a meno di 100 metri dalla vetta. Ci trovavamo infatti su una torre completamente staccata dalla parete principale, oggettivamente impraticabile… Un’esperienza che mi insegnato l’umiltà ed il rispetto per i pilastri dell’alta quota, una lezione che non ho mai scordato e che da ben 12 anni ormai guida i miei passi fra i loro immensi pendii.” La sua carriera è costellata di di grandi successi, come la salita, nel 2003 e in soli venti giorni, di tre dei 14 Ottomila della Terra (Gasherbrum II, Gasherbrum I, Broad Peak), seconda cordata al mondo ad aver realizzato un’impresa simile e prima donna in assoluto nella storia dell’alpinismo. Sono da citare anche le celebri salite al Dhaulagiri, al K2 e all’Everest, montagne amate e a lungo corteggiate, che nella stagione 2006-2007 si sono finalmente concesse regalandole il sogno di una vita. Gli undici Ottomila metri saliti sinora da Nives Meroi e Romano Benet sono: Nanga Parbat (8125 m – 1998), Shisha Pangma (8046 m – 1999), Cho-Oyu (8202 m- 1999), Gasherbrum II (8035 m – 2003), Gasherbrum I (8068 m – 2003), Broad Peak (8047 m – 2003), Lhotse (8516 m – 2004), Dhaulagiri (8164 m – 2006), K2 (8611 m – 2006), Everest (8850 m – 2007), Manaslu (8163 m – 2008).
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Tegla Loroupe
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La Tenacia
Tegla Loroupe nasce nel 1973 in Kenia, in un villaggio di etnia pokot. Cresce con altri 24 fratelli, lavorando nei campi e badando ai fratelli più piccoli già prima di andare a scuola. È qui che incomincia a gareggiare nella corsa sulle grandi distanze, vincendo anche contro atlete più grandi di lei. Decide così di dedicarsi allo sport, appoggiata soltanto dalla madre e dalla sorella maggiore. Neppure la Federazione keniota sembra credere in lei, ritenendola troppo minuta (1,53 m di altezza). Tuttavia, dopo che nel 1988 vince una corsa nazionale, partecipa ai suoi primi campionati mondiali giovanili, dove si piazza al 28° posto. Da qui in poi, l’ascesa è inarrestabile. Il suo primo successo è la medaglia di bronzo nella mezza maratona ai Campionati del mondo del 1993 a Stoccarda. La prima vittoria importante è alla maratona di New York nel 1994, bissata l’anno successivo: è la prima volta per una donna africana. Nel 1997 centra due importanti vittorie: la prima vittoria alla maratona di Rotterdam (cui seguiranno le vittorie nel 1998 e nel 1999) e la prima vittoria ai mondiali di mezza maratona (bissati nel 1998). Grazie anche a questi successi, raggiunge la vetta della classifica IAAF. Il 1999 è un altro anno magico, nella maratona (di nuovo Rotterdam e Berlino), ma anche in pista, con la medaglia di bronzo nei 10.000 metri nei mondiali di Siviglia. Nel 2000 vince le maratone di Roma e di Londra. Torna ad una vittoria importante nel 2002, alla maratona di Losanna. Nel 2003 la vittoria alla maratona di Colonia, e nel 2004 a quella di Lipsia. Nel 2006 vince la mezza maratona di Hong Kong. Molti dei suoi record mondiali sono ancora imbattuti: non più quello della maratona di Berlino nel 1999, con 2h 20′ 43”, ma ancora i 20.000, 25.000 e 30.000 metri e il record dell’ora (18.340 m). A partire dal 2003, Loroupe inizia un’intensa attività nel sociale. Organizza le Peace Races per la promozione della pace: Uganda Peace Race, Southern Sudan Peace Race, Kapenguria Peace Race e Tana-River Peace Race. La Fondazione a cui ha dato vita, la Tegla Loroupe Peace Foundation, lavora per lo sviluppo socio-economico nel corno d’Africa e nella regione dei Grandi Laghi, con un impegno specifico per risolvere i conflitti e sostenere le persone più vulnerabili. Fra i progetti in corso, la costruzione della Tegla Loroupe Peace Academy, una scuola modello dove far studiare bambini abbandonati e orfani, ma anche un’istituzione che nasce per rafforzare la pace nei paesi coinvolti dal progetto.
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I padroni del cibo
Il perdurare degli squilibri alimentari e della denutrizione continuano a suscitare in noi domande pressanti: come è possibile che in una società come la nostra, caratterizzata dal progresso tecnologico, obesità e povertà possano continuare a produrre i loro danni? Ne “I padroni del cibo” Raj Patel si cimenta nella difficile impresa di dar risposta a tali interrogativi nello spazio di un libro.
Se da una parte alcuni dati da lui presentati tendono a fornire un quadro non certo confortante della situazione in cui versa il sistema di approvvigionamento alimentare a livello mondiale (basti pensare al costo del caffè, venduto dai grandi distributori a un prezzo 200 volte superiore rispetto al ricavo del coltivatore), alcuni esempi di “sostenibilità applicata” inducono a non disperare: per esempio, il movimento dei lavoratori rurali senza terra, organizzazione brasiliana in cui i contadini che hanno perduto il loro appezzamento continuano a vivere coltivando la terra in condizioni comunitarie dignitose.
Un concetto, la sostenibilità, cui si richiama espressamente 21min. “I saperi dell’eccellenza”, piattaforma all’interno della quale 21 grandi uomini di successo a livello mondiale condividono le visioni all’origine della loro storia. Si tratta di un grande evento internazionale che “andrà in onda” per la prima volta a Milano il 19, 20 e 21 novembre 2009. Un nuovo modo di condividere il sapere a un livello alto, alla ricerca di una nuova visione condivisa che contribuisca a un sensibile miglioramento della qualità della vita per l’umanità del terzo millennio.






