Archivi per la categoria ‘Arte’
GIFFONI MASTERCLASS 2010 – Patrizio Paoletti, Luciano Ligabue, Giovanni Veronesi: le lezioni d’autore al Giffoni Film Festival
Dal 23 al 31 luglio Patrizio Paoletti, Luciano Ligabue, Giovanni Veronesi e altri sei nomi noti del mondo della comunicazione e della creatività saranno i ‘generatori di input’ dell’edizione 2010 del Masterclass Giffoni Film Festival che si terrà nell’affascinante location Antica Ramiera, ex fabbrica di rame riconvertita in suggestivo spazio per incontri ed eventi culturali.
21min.org – the next dimension

E’ attivo da questo pomeriggio www.21min.org il nuovo sito a cura del 21minuti – i saperi dell’eccellenza, il luogo dove i diversi saperi prodotti dall’uomo fino ad oggi possono essere condivisi.
Claudio Gubitosi
L’Immaginario
Claudio Gubitosi nasce nel 1953. È solo un filmaker di diciotto anni quando, nel 1971, fonda il Giffoni Film Festival a Giffoni Valle Piana, una piccola cittadina vicino a Salerno. A questo festival Gubitosi, che da 40 anni ne è il carismatico direttore artistico, dedicherà la vita: è inevitabile che la sua biografia e quella del festival si confondano. L’idea è quella di creare un punto d’incontro per il cinema dei ragazzi. I protagonisti sono proprio loro, bambini e ragazzi, che hanno la possibilità di guardare tanto cinema, discuterne, giudicarlo, entrare nei processi di produzione. I giovani giurati provengono da tutto il mondo e sono ospitati nella famiglie di Giffoni e dintorni. In pochi anni il festival passa da manifestazione locale ad evento di respiro internazionale, a cui via via aderiscono personalità di spicco, da Meryl Streep a François Truffaut, che nel 1982 lascia scritto: “Di tutti i festival del cinema, quello di Giffoni è il più necessario.” Seguiranno negli anni altri ospiti illustri, conquistati dalla possibilità di incontrare un pubblico giovane: Robert De Niro, Sergio Leone, Michelangelo Antonioni, Alberto Sordi…
Il riconoscimento del Festival come evento unico produce un effetto inatteso: la creazione di un’alleanza internazionale fra Giffoni e altri partner pubblici e privati in varie parti del mondo. Giffoni World Alliance è oggi una rete presente a Hollywood e in Australia, Albania, Polonia e Dubai. Questo canale di comunicazione con il mondo ha consentito al festival di consolidare il proprio ruolo di agenzia internazionale della cultura giovanile. Il Festival è un cantiere permanente, non è mai fermo: nel 2000 accoglie altre discipline, come le arti figurative e la musica. Con la nascita della Cittadella del Cinema, il Festival si candida a diventare un centro di produzione culturale permanente, con uno staff di 150 persone. La Cittadella è la prima pietra di Giffoni Multimedia Valley, un progetto da 31 milioni di euro per la formazione e la produzione di opere destinate agli under 18 che prevede la realizzazione, fra le altre cose, di un campus-factory. Oggi il Festival ha cambiato nome: Giffoni Experience. Gli appuntamenti nell’arco dell’anno sono diventate due, le categorie in concorso sono proliferate. Ma non è cambiato lo spirito originario, la voglia di fare l’impensabile e di architettare l’inaudito: richiamare gli occhi del mondo su una piccola cittadina di provincia, in un’area difficile e lontana dal mainstream.
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www.giffoni.it
Sarà italiana la casa a misura d'uomo?
La Cina è sempre più vicina, anche nel campo delle soluzioni abitative: lo dimostra il progetto architettonico di Giampaolo Imbrighi, scelto per rappresentare l’Italia all’esposizione di Shanghai del 2010. L’avveniristica casa di Imbrighi è tutta in acciaio e cemento trasparente, con vetrate fatte di cristalli autopulenti, ed è alimentata da moduli ad energia solare.
Le forme dell’abitazione riprendono molto da vicino la lezione della tradizione architettonica orientale, miscelandola però sapientemente con le forme tipiche dei borghi della nostra penisola, con i loro spazi ristretti in cui a un tratto si aprono le prospettive della piazza.
L’esposizione cinese rappresenterà un momento importante per presentare al mondo le capacità del nostro Paese quando si tratta di coniugare tradizione ed avanguardia. Per questo, per presentarci al meglio all’appuntamento non è stato trascurato alcun dettaglio: dal progetto architettonico in sé allo studio del concept espositivo, mentre la progettazione dell’allestimento degli interni è stata elaborata in collaborazione con la Triennale di Milano. E già si guarda a un nuovo bando, “L’Italia degli Innovatori”, concorso in cui imprese e università italiane sono state “sfidate” a segnalare progetti architettonici innovativi. Chissà insomma se non sarà l’Italia, dal Rinascimento in avanti maestra in fatto di soluzioni pratiche ed eleganti, a proporre l’abitazione ideale per l’umanità del XXI secolo.

Davide Oldani
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La Semplicità
Davide Oldani nasce a Milano nel 1967. Sua madre, ottima cuoca, è la prima ad instillargli la passione per la cucina. Frequenta la Scuola alberghiera Carlo Porta di Milano, dove dimostra impegno e forza di volontà. Finita la scuola, comincia subito a lavorare da Gualtiero Marchesi, negli anni in cui lo chef milanese è sotto i riflettori. Non passa molto tempo che Oldani diventa il suo allievo prediletto. L’esperienza come secondo al fianco di uno dei grandi chef italiani durerà dieci anni. Accanto a Marchesi, dà un contributo importante nel promuovere la cucina italiana nel mondo, in particolare negli Stati Uniti e in Giappone. Ma Marchesi non è l’unico maestro: Oldani si forma anche con Albert Roux al Gavroche di Londra, e con il celebre Alain Ducasse al Louis XV di Montecarlo. In parallelo, lavora anche come consulente di Food & Beverage per grandi multinazionali statunitensi. Al ristorante Giannino di Milano ottiene la sua prima stella Michelin. Dopo queste esperienze, avverte il bisogno di tornare alla sua Cornaredo, alle porte di Milano, dove acquista una vecchia trattoria che ristruttura in maniera semplice. Il ristorante si chiama D’O: sono le iniziali del suo nome, ma anche la parola ‘via’ in giapponese. Il successo non tarda, anche grazie a una politica di prezzi contenuti del tutto anomala nel mondo dei locali stellati. Preparato nelle tecniche di preparazione più avanzate apprese nelle cucine di mezzo mondo, e profondo conoscitore delle materie prime, Oldani ha fatto molta ricerca nel campo dei piatti poveri della tradizione. La sua cucina è anche chiamata circolare: capace di armonizzare semplicità e intensità, essenzialità e nuovi accostamenti (per esempio, fra dolce e salato), orientata al baccalà, alle seppie e alle guance di bue piuttosto che all’astice e al filetto. Una pietanza di Oldani diventata celebre è la cipolla caramellata, servita sia come antipasto che come dessert a scelta del cliente. Nel libro Cuoco andata e ritorno – Viaggi, sogni e ricette di un uomo che voleva cucinare, Oldani elenca i cinque capisaldi su cui ha costruito il suo viaggio professionale e umano: amore come passione per il mestiere e spirito di sacrificio; educazione come rispetto, dalle materie prime ai collaboratori e agli ospiti; intraprendenza come intelligenza e sana ambizione; obbedienza, come sintonia con i maestri, le stagioni, le regole che abbiamo appreso e in generale il nostro sentire; e infine umiltà, sia nell’imparare che nell’insegnare. Oldani è un nome destinato a lasciare il segno nel panorama della cucina internazionale.
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Mario Brunello
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L’Antiruggine
Mario Brunello nasce a Castefranco Veneto nel 1960 ed è un uno dei nomi più significativi del panorama musicale italiano e internazionale.
Nel 1986 è il primo artista italiano a vincere il Concorso ?aikovskij di Mosca che lo proietta verso una luminosa carriera internazionale. Brunello è ospite delle più prestigiose orchestre tra cui la Philadelphia Orchestra, la Philharmonia di Londra, l’Orchestre National de France, la NHK Symphony di Tokyo, la Filarmonica della Scala, l’Accademia di Santa Cecilia, la London Philharmonic, la DSO Berlin, la Filarmonica di Monaco e ha lavorato con direttori quali Valery Gergiev, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Riccardo Chailly, Seiji Ozawa, Daniele Gatti, Myung-Whun Chung, Yuri Temirkanov, Giuseppe Sinopoli, Carlo Maria Giulini e Claudio Abbado, che negli anni lo invita varie volte a suonare con l’Orchestra del Festival di Lucerna e con l’Orchestra Mozart, sia come solista che come direttore.
Mario Brunello si presenta spesso in questa doppia veste di direttore e solista e nel 1994 fonda l’Orchestra d’Archi Italiana, che porta al debutto dopo due anni dedicati esclusivamente allo studio e con la quale ha una intensa attività sia in Italia che all’estero.
Nella musica da camera Brunello collabora con artisti quali Gidon Kremer, Frank Peter Zimmermann, Yuri Bashmet, Maurizio Pollini, Andrea Lucchesini e i Quartetti Borodin e Alban Berg.
Nella vita artistica di Brunello ampio spazio è riservato ai progetti che coinvolgono forme d’arte diverse, dalla letteratura alla filosofia, alla scienza, alla pittura; in questi spettacoli Brunello non si esprime solo attraverso l’interpretazione del repertorio tradizionale, ma anche nel suo interagire con attori e musicisti di altra estrazione culturale: da qui gli spettacoli costruiti insieme a Margherita Hack, Uri Caine, Paolo Fresu, Marco Paolini, Gianmaria Testa, Moni Ovadia e Vinicio Capossela. In questo modo Brunello vuole richiamare il suo pubblico a un’idea diversa, multiforme di fare musica creando spettacoli interattivi tra musica, immagini e parole. Gran parte di queste attività nascono in uno spazio alternativo chiamato Antiruggine, una ex officina ristrutturata dove Brunello sperimenta queste nuove forme d’arte e musica. Tra i suoi recenti progetti “Pensavo fosse Bach” è uno spettacolo multimediale di musica, luci e video-immagini dedicato alle Suites di Bach, di cui Brunello è oggi considerato uno dei massimi interpreti. I diversi generi artistici sperimentati da Brunello si riflettono nell’ampia discografia, che include l’integrale delle Suites di Bach, le Sonate di Brahms, Beethoven, Chopin, così come molti dischi dedicati al violoncello solo. Nella primavera 2008 Deutsche Grammophon ha pubblicato un CD con il Triplo Concerto di Beethoven diretto da Claudio Abbado.
EGEA Records sta producendo una serie discografica articolata in cinque uscite dedicate a Mario Brunello. I primi due Cd della collezione saranno “Odusia”, odissea musicale della cultura del mediterraneo, e “Brunello and Vivaldi”, dedicato ai concerti per violoncello e orchestra di Vivaldi.
Mario Brunello ha studiato con Adriano Vendramelli, perfezionandosi in seguito con Antonio Janigro. Mario Brunello è Accademico di Santa Cecilia. Suona un prezioso violoncello Maggini del 1600, appartenuto a Franco Rossi.

Il cervello è sensibile alle proporzioni della bellezza
E’ bello ciò che è bello o è bello ciò che piace? Se lo chiedeva Socrate 2500 anni fa, ce lo chiediamo ancora oggi. Per dipanare il nodo se la percezione della bellezza segua criteri unicamente soggettivi o se sia coinvolta anche una base oggettiva, il professor Giacomo Rizzolatti, già scopritore dei neuroni specchio, ha effettuato uno studio specifico. L’esperimento è consistito nel sottoporre a 14 giovani volontari, privi di specifiche competenze in campo artistico, due set di immagini: uno contenente riproduzioni fedeli di opere classiche come il celebre “Doriforo” di Policleto, caratterizzate dalla presenza di rapporti matematici armonici come la “sezione aurea”.
L’altro set, invece, comprendeva gli stessi capolavori cui era però stata applicata un’alterazione delle misure originarie. I volontari, chiamati di volta in volta a osservare semplicemente le immagini o a fornire un giudizio sia estetico che di proporzione, venivano sottoposti a risonanza magnetica cerebrale, la quale ha evidenziato una notevole differenza di risposta: quando osservavano gli originali, nei volontari si attivava la zona cerebrale detta “insula”, oltre ad altre aree della corteccia che viceversa non si “illuminavano” quando di fronte ai soggetti comparivano le copie con le proporzioni falsate. Anche giudicare “bella” un’immagine portava all’attivazione di un’area cerebrale diversa dal giudicarla “brutta”. Sembra dunque che nella valutazione della bellezza concorrano due fattori: l’attivazione di un’area sensibile alle proporzioni geometriche e, in un secondo momento, un giudizio estetico soggettivo collegato alle esperienze individuali concorrerebbero entrambi a definire ciò che per ciascuno di noi è “bello”.

Letizia Giuliani
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L’Interpretazione
Letizia Giuliani nasce a Roma nel 1980. Inizia a studiare danza sotto la direzione di Elisabetta Terabust alla Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, dove si diploma nel 1998. Nello stesso anno entra a far parte del corpo di ballo, interpretando i ruoli principali in diversi balletti come Apollon (coreografie di Balanchine), Romeo e Giulietta, Schiaccianoci e Coppelia (coreografie di Amodio), Bodas de sangre (coreografie di Gades), Spartacus (coreografie di Grigorovich) e Tout Satie (coreografie di Petit). Dopo due stagioni viene chiamata dalla stessa Elisabetta Terabust nella compagnia di ballo del Maggio Musicale Fiorentino, Maggiodanza. Il 13 giugno 2003, al termine della prima rappresentazione di Shéhérazade di Gheorghe Iancu, Florence Clerc la nomina Prima ballerina a scena aperta. Partecipa ad importanti festival e galà internazionali a Madrid, Bilbao, Valencia, Stoccolma, Barcellona, Tokyo, Miami e in molte città italiane.? Lavora come Prima ballerina per diverse produzioni al Birmingham Royal Ballet.?Viene chiamata da Pier Luigi Pizzi e Gheorghe Iancu come Prima ballerina ospite nelle opere Thaiis, La Gioconda e Les pecheurs de perles per la Fenice di Venezia e l’Arena di Verona. Gheorghe Iancu disegna su di lei il ruolo di Masha nello spettacolo Donne, in origine pensato per Carla Fracci. Viene chiamata da Christopher Wheeldon come Prima ballerina ospite al Metropolitan di New York ancora per Gioconda, e all’Arena di Verona per Romeo e Giulietta di Amedeo Amodio con Roberto Bolle. Danza a Bordeaux nel Don Quixote di Charles Jude e nella Giselle di Monique Loudieres all’Opera di Nizza e Avignone. In questi anni ha ballato al fianco di Igor Yebra, Massimo Murru, Roberto Bolle, Umberto De Luca, Alessandro Macario, Alessandro Riga, Iain Mackay, Alessio Carbone, Alessandro Molin, Angel Corella, Josè Perez e Gheorghe Iancu. In una recente intervista, Gheorghe Iancu ha dichiarato: “In un ballerino la differenza la fa proprio il talento, quello che alcuni chiamano carisma ed altri luce… Letizia Giuliani e Alessandro Riga sono per me i talenti più grandi che ho visto da vent’anni a questa parte. Sono molto contento perché mi disperavo un po’, vedevo dei bravissimi danzatori ma non dei grandi talenti e loro per me sono il futuro. Spero che questi tempi riservino loro le condizioni per evolversi nelle loro carriere, perché dei giovani con le loro qualità artistiche nascono raramente.”
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Mario Cucinella
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Il Re-design
Mario Cucinella nasce in Italia nel 1960. Dopo la laurea nel 1987 alla facoltà di Architettura di Genova, lavora nello studio di Renzo Piano prima a Genova e poi a Parigi. Nel 1992 fonda a Parigi lo studio Mario Cucinella Architects. Nel 1999 lo studio apre anche a Bologna, sede in cui si sposterà definitivamente qualche tempo più tardi. Sin dai primi passi Cucinella raccoglie importanti riconoscimenti in concorsi e premi internazionali. La sua sfera d’azione è molto ampia, e spazia dall’architettura residenziale e pubblica ai progetti di design industriale, dalle strategie per il controllo climatico ai grandi piani di sistemazione urbana. Coltiva in modo costante e trasversale un interesse specifico per i temi della progettazione ambientale e della sostenibilità in architettura. Non a caso i progetti che escono dallo studio tendono a un ideale di qualità architettonica che integra la sostenibilità, l’etica nei comportamenti e un impatto sociale positivo. Lo studio si avvale di architetti e ingegneri provenienti da diversi paesi e collabora intesamente con le università. Cucinella è Visiting professor all’Università di Nottingham e tiene regolarmente conferenze in Italia e all’estero. Nel corso di un seminario dal titolo emblematico More with less, ha sostenuto che la ricerca della bellezza architettonica è coniugabile alla sostenibilità ambientale degli edifici. Tre progetti dello studio portati a termine nel 2008 ne sono una dimostrazione eloquente. La nuova sede dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente di Ferrara ottiene un’efficienza straordinaria dei consumi di energia e luce, grazie anche all’uso della cosiddetta quinta facciata (il tetto), su cui si eleva una moltitudine di condotti di luce naturale. Il Centre for Sustainable Energy Technologies di Pechino, la cui forma spezzata ricorda una lanterna o un paravento della tradizione cinese, grazie ai giardini pensili esposti a sud e agli oltre 1.000 metri quadrati di pannelli fotovoltaici, si comporta come una foglia che cattura l’energia solare. La casa 100k è un progetto che ha suscitato interesse anche oltre l’ambiente degli architetti. Non è solo un gradevole edificio contemporaneo di 100 metri quadrati: è una macchina bioclimatica che grazie al fotovoltaico integrato, alle superfici captanti, alla circolazione d’aria interna e alle strategie passive, è a zero impatto di CO2. Ed è inserito in uno schema aggregativo di case componibili che consentono di liberare progetti, aspirazioni e stili abitativi diversi.
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Casa 100K
Gilead Sher
L’Ascolto
Gilead Sher nasce in Israele nel 1953, discendente di Baruch Mizrahi, una famiglia che risiede a Gerusalemme dal 1620. Si laurea presso la Scuola di Legge della Hebrew University e nel 1981 ottiene l’iscrizione all’Albo di Legge israeliano. Frequenta corsi di Project finance all’Università di Harvard (1999) e alla World Bank (1996). Dal 1999 al 2001 è capo dell’Ufficio del Primo Ministro israeliano e capo della delegazione per l’accordo di pace fra Israele e Palestina. È fra i fondatori dello studio legale Aaronsohn Sher, Aboulafia, Amoday & Co., uno dei più importanti studi legali in Israele. Alll’interno dello studio Sher si occupa di diritto societario, Project finance, investimenti e transazioni internazionali, legge costituzionale, risoluzione dei conflitti. Sher tiene annualmente lezioni alla Wharton School della Pennsylvania University sui temi della negoziazione e della risoluzione dei conflitti. Ha tenuto conferenze in diversi atenei negli Stati, in America latina e in Europa, fra cui Harvard, Northwestern, La Sapienza, Luiss di Roma. Il coinvolgimento di Sher nella risoluzione delle crisi inizia durante il mandato del Primo Ministro Yitshak Rabin, quando in veste di Colonnello delle Forze armate israeliane è delegato alle trattative per l’accordo provvisorio. Questo impegno continuerà a lungo, in diverse forme, sia per conto del governo che di organizzazioni non governative. Avrà modo di lavorare al fianco di leader come Bill Clinton, Yasser Arafat, Isaak Rabin ed Ehud Barak. Dal 2001 Sher è più volte ospite di istituzioni e governi esteri in occasione di convegni dedicati alla pace regionale, all’anti-terrorismo su scala globale e all’economia regionale nel Medio Oriente. Per il suo impegno nel portare la pace nel Medio Oriente, nel 2002 è nominato Chevalier de l’Ordre National du Merite dall’ex Presidente della Francia Jaques Chirac. Nel 2002 Sher collabora con l’Istituto Van Leer di Gerusalemme a una iniziativa israeliana per la liberazione. Sher è Colonnello, Comandante di brigata e Vice Comandante di una divisione dei Corpi Armati, oltre che giudice militare. Membro del Consiglio per la Pace e Sicurezza e dell’Associazione per i Diritti Civili in Israele, Sher è stato membro fondatore del Centro di Responsabilizzazione del Cittadino in Israele, del Consiglio del Commercio Anglo-Israeliano e della Camera di Commercio e Industria Franco-Israeliana. Sher è anche Presidente dell’Associazione Shotokan Karate Israele: in questa disciplina ha ottenuto il titolo di quinto Dan. Gilead Sher è sposato e padre di quattro figli.
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