Archivi per la categoria ‘Arte’

L’arte a distanza di un click

Ti piacerebbe visitare il MoMa di New York, ammirare i dipinti esposti nel museo Van Gogh di Amsterdam, scoprire le meraviglie del Palazzo di Versailles?

Da oggi puoi farlo con pochi e semplici click restando comodamente seduto davanti al tuo computer. Art Project, è il nome del nuovo servizio offerto da Google ti permette di visitare a 360° le sale di 17 musei sparsi su tutto il globo grazie alla tecnologia Street View e di ammirare 1061 immagini di opere in alta risoluzione di cui 17 in gigapixels.

Un altro valore aggiunto che Google apporta alla navigazione è un insieme di scelte e di zoom, di click e di dettagli, tale da portare sul monitor un’esperienza del tutto simile a quella dal vivo.

Da Van Gogh a Gauguin, da Tiziano a Botticelli, da Leonardo da Vinci a Tintoretto e così via: il valore culturale del progetto è di altissimo profilo ed anche in questo caso consente di rendere l’accesso ai prodotti culturali sempre più  immediato, potente e democratico.

Videointervista a Natasha Korsakova

“Il pubblico è la misura più precisa e sensibile
della condizione creativa di un artista sul palcoscenico.”

Discendente di un grande compositore. Nipote di un grande maestro. Figlia di un celebre virtuoso e una pianista. E lei stessa enfant prodige dello strumento che suona dall’età di cinque anni: il violino. Il talento non le difetta, ma il carico di aspettative sulle sue spalle era forte. Oggi è un’artista compiuta, di successo, aperta ai nuovi repertori e alla contaminazione, promotrice anche nell’immagine di un’idea viva della musica colta Non è stato facile. La bussola in questo viaggio è stato – e continua ad essere – il rapporto con il suo pubblico sparso per il pianeta.

Videointervista a Mara Galeazzi

Mia madre sognava di fare la ballerina,
ma le lezioni costavano troppo.
Alla fine, ho realizzato io il suo sogno.

A sei anni inizia a ballare. A otto anni ha un sogno: fare l’infermiera per aiutare i bambini in Africa. A dieci anni si trasferisce a Milano per studiare alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala. A diciannove anni si diploma e danza la prima volta con il Royal Ballet di Londra. Undici anni dopo diventa Prima ballerina della compagnia. Nel 2007 si impegna in Dancing for Children, un tour in Africa per la raccolta di fondi a sostegno di bambini africani affetti da HIV. Il talento più grande non è forse quello di coronare i propri sogni?

GIFFONI MASTERCLASS 2010 – Patrizio Paoletti, Luciano Ligabue, Giovanni Veronesi: le lezioni d’autore al Giffoni Film Festival

Dal 23 al 31 luglio Patrizio Paoletti, Luciano Ligabue, Giovanni Veronesi e altri sei nomi noti del mondo della comunicazione e della creatività saranno i ‘generatori di input’ dell’edizione 2010 del Masterclass Giffoni Film Festival che si terrà nell’affascinante location Antica Ramiera, ex fabbrica di rame riconvertita in suggestivo spazio per incontri ed eventi culturali.

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21min.org – the next dimension

21min.org
E’ attivo da questo pomeriggio www.21min.org il nuovo sito a cura del 21minuti – i saperi dell’eccellenza, il luogo dove i diversi saperi prodotti dall’uomo fino ad oggi possono essere condivisi.

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Claudio Gubitosi

L’Immaginario

Claudio Gubitosi nasce nel 1953. È solo un filmaker di diciotto anni quando, nel 1971, fonda il Giffoni Film Festival a Giffoni Valle Piana, una piccola cittadina vicino a Salerno. A questo festival Gubitosi, che da 40 anni ne è il carismatico direttore artistico, dedicherà la vita: è inevitabile che la sua biografia e quella del festival si confondano. L’idea è quella di creare un punto d’incontro per il cinema dei ragazzi. I protagonisti sono proprio loro, bambini e ragazzi, che hanno la possibilità di guardare tanto cinema, discuterne, giudicarlo, entrare nei processi di produzione. I giovani giurati provengono da tutto il mondo e sono ospitati nella famiglie di Giffoni e dintorni. In pochi anni il festival passa da manifestazione locale ad evento di respiro internazionale, a cui via via aderiscono personalità di spicco, da Meryl Streep a François Truffaut, che nel 1982 lascia scritto: “Di tutti i festival del cinema, quello di Giffoni è il più necessario.” Seguiranno negli anni altri ospiti illustri, conquistati  dalla possibilità di incontrare un pubblico giovane: Robert De Niro, Sergio Leone, Michelangelo Antonioni, Alberto Sordi…

Il riconoscimento del Festival come evento unico produce un effetto inatteso: la creazione di un’alleanza internazionale fra Giffoni e altri partner pubblici e privati in varie parti del mondo. Giffoni World Alliance è oggi una rete presente a Hollywood e in Australia, Albania, Polonia e Dubai. Questo canale di comunicazione con il mondo ha consentito al festival di consolidare il proprio ruolo di agenzia internazionale della cultura giovanile. Il Festival è un cantiere permanente, non è mai fermo: nel 2000 accoglie altre discipline, come le arti figurative e la musica. Con la nascita della Cittadella del Cinema, il Festival si candida a diventare un centro di produzione culturale permanente, con uno staff di 150 persone. La Cittadella è la prima pietra di Giffoni Multimedia Valley, un progetto da 31 milioni di euro per la formazione e la produzione di opere destinate agli under 18 che prevede la realizzazione, fra le altre cose, di un campus-factory. Oggi il Festival ha cambiato nome: Giffoni Experience. Gli appuntamenti nell’arco dell’anno sono diventate due, le categorie in concorso sono proliferate. Ma non è cambiato lo spirito originario, la voglia di fare l’impensabile e di architettare l’inaudito: richiamare gli occhi del mondo su una piccola cittadina di provincia, in un’area difficile e lontana dal mainstream.

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GUBITOSI

www.giffoni.it

Sarà italiana la casa a misura d'uomo?

La Cina è sempre più vicina, anche nel campo delle soluzioni abitative: lo dimostra il progetto architettonico di Giampaolo Imbrighi, scelto per rappresentare l’Italia all’esposizione di Shanghai del 2010. L’avveniristica casa di Imbrighi è tutta in acciaio e cemento trasparente, con vetrate fatte di cristalli autopulenti, ed è alimentata da moduli ad energia solare.

Le forme dell’abitazione riprendono molto da vicino la lezione della tradizione architettonica orientale, miscelandola però sapientemente con le forme tipiche dei borghi della nostra penisola, con i loro spazi ristretti in cui a un tratto si aprono le prospettive della piazza.

L’esposizione cinese rappresenterà un momento importante per presentare al mondo le capacità del nostro Paese quando si tratta di coniugare tradizione ed avanguardia. Per questo, per presentarci al meglio all’appuntamento non è stato trascurato alcun dettaglio: dal progetto architettonico in sé allo studio del concept espositivo, mentre la progettazione dell’allestimento degli interni è stata elaborata in collaborazione con la Triennale di Milano. E già si guarda a un nuovo bando, “L’Italia degli Innovatori”, concorso in cui imprese e università italiane sono state “sfidate” a segnalare progetti architettonici innovativi. Chissà insomma se non sarà l’Italia, dal Rinascimento in avanti maestra in fatto di soluzioni pratiche ed eleganti, a proporre l’abitazione ideale per l’umanità del XXI secolo.

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Davide Oldani

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La Semplicità

Davide Oldani nasce a Milano nel 1967. Sua madre, ottima cuoca, è la prima ad instillargli la passione per la cucina. Frequenta la Scuola alberghiera Carlo Porta di Milano, dove dimostra impegno e forza di volontà. Finita la scuola, comincia subito a lavorare da Gualtiero Marchesi, negli anni in cui lo chef milanese è sotto i riflettori. Non passa molto tempo che Oldani diventa il suo allievo prediletto. L’esperienza come secondo al fianco di uno dei grandi chef italiani durerà dieci anni. Accanto a Marchesi, dà un contributo importante nel promuovere la cucina italiana nel mondo, in particolare negli Stati Uniti e in Giappone. Ma Marchesi non è l’unico maestro: Oldani si forma anche con Albert Roux al Gavroche di Londra, e con il celebre Alain Ducasse al Louis XV di Montecarlo. In parallelo, lavora anche come consulente di Food & Beverage per grandi multinazionali statunitensi. Al ristorante Giannino di Milano ottiene la sua prima stella Michelin. Dopo queste esperienze, avverte il bisogno di tornare alla sua Cornaredo, alle porte di Milano, dove acquista una vecchia trattoria che ristruttura in maniera semplice. Il ristorante si chiama D’O: sono le iniziali del suo nome, ma anche la parola ‘via’ in giapponese. Il successo non tarda, anche grazie a una politica di prezzi contenuti del tutto anomala nel mondo dei locali stellati. Preparato nelle tecniche di preparazione più avanzate apprese nelle cucine di mezzo mondo, e profondo conoscitore delle materie prime, Oldani ha fatto molta ricerca nel campo dei piatti poveri della tradizione. La sua cucina è anche chiamata circolare: capace di armonizzare semplicità e intensità, essenzialità e nuovi accostamenti (per esempio, fra dolce e salato), orientata al baccalà, alle seppie e alle guance di bue piuttosto che all’astice e al filetto. Una pietanza di Oldani diventata celebre è la cipolla caramellata, servita sia come antipasto che come dessert a scelta del cliente. Nel libro Cuoco andata e ritorno – Viaggi, sogni e ricette di un uomo che voleva cucinare, Oldani elenca i cinque capisaldi su cui ha costruito il suo viaggio professionale e umano: amore come passione per il mestiere e spirito di sacrificio; educazione come rispetto, dalle materie prime ai collaboratori e agli ospiti; intraprendenza come intelligenza e sana ambizione; obbedienza, come sintonia con i maestri, le stagioni, le regole che abbiamo appreso e in generale il nostro sentire; e infine umiltà, sia nell’imparare che nell’insegnare. Oldani è un nome destinato a lasciare il segno nel panorama della cucina internazionale.

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Davide Oldani

Mario Brunello

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L’Antiruggine

Mario Brunello nasce a Castefranco Veneto nel 1960 ed è un uno dei nomi più significativi del panorama musicale italiano e internazionale.
Nel 1986 è il primo artista italiano a vincere il Concorso ?aikovskij di Mosca che lo proietta verso una luminosa carriera internazionale. Brunello è ospite delle più prestigiose orchestre tra cui la Philadelphia Orchestra, la Philharmonia di Londra, l’Orchestre National de France, la NHK Symphony di Tokyo, la Filarmonica della Scala, l’Accademia di Santa Cecilia, la London Philharmonic, la DSO Berlin, la Filarmonica di Monaco e ha lavorato con direttori quali Valery Gergiev, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Riccardo Chailly, Seiji Ozawa, Daniele Gatti, Myung-Whun Chung, Yuri Temirkanov, Giuseppe Sinopoli, Carlo Maria Giulini e Claudio Abbado, che negli anni lo invita varie volte a suonare con l’Orchestra del Festival di Lucerna e con l’Orchestra Mozart, sia come solista che come direttore.
Mario Brunello si presenta spesso in questa doppia veste di direttore e solista e nel 1994 fonda l’Orchestra d’Archi Italiana, che porta al debutto dopo due anni dedicati esclusivamente allo studio e con la quale ha una intensa attività sia in Italia che all’estero.
Nella musica da camera Brunello collabora con artisti quali Gidon Kremer, Frank Peter Zimmermann, Yuri Bashmet, Maurizio Pollini, Andrea Lucchesini e i Quartetti Borodin e Alban Berg.
Nella vita artistica di Brunello ampio spazio è riservato ai progetti che coinvolgono forme d’arte diverse, dalla letteratura alla filosofia, alla scienza, alla pittura; in questi spettacoli Brunello non si esprime solo attraverso l’interpretazione del repertorio tradizionale, ma anche nel suo interagire con attori e musicisti di altra estrazione culturale: da qui gli spettacoli costruiti insieme a Margherita Hack, Uri Caine, Paolo Fresu, Marco Paolini, Gianmaria Testa, Moni Ovadia e Vinicio Capossela. In questo modo Brunello vuole richiamare il suo pubblico a un’idea diversa, multiforme di fare musica creando spettacoli interattivi tra musica, immagini e parole. Gran parte di queste attività nascono in uno spazio alternativo chiamato Antiruggine, una ex officina ristrutturata dove Brunello sperimenta queste nuove forme d’arte e musica. Tra i suoi recenti progetti “Pensavo fosse Bach” è uno spettacolo multimediale di musica, luci e video-immagini dedicato alle Suites di Bach, di cui Brunello è oggi considerato uno dei massimi interpreti. I diversi generi artistici sperimentati da Brunello si riflettono nell’ampia discografia, che include l’integrale delle Suites di Bach, le Sonate di Brahms, Beethoven, Chopin, così come molti dischi dedicati al violoncello solo. Nella primavera 2008 Deutsche Grammophon ha pubblicato un CD con il Triplo Concerto di Beethoven diretto da Claudio Abbado.
EGEA Records sta producendo una serie discografica articolata in cinque uscite dedicate a Mario Brunello. I primi due Cd della collezione saranno “Odusia”, odissea musicale della cultura del mediterraneo, e “Brunello and Vivaldi”, dedicato ai concerti per violoncello e orchestra di Vivaldi.
Mario Brunello ha studiato con Adriano Vendramelli, perfezionandosi in seguito con Antonio Janigro. Mario Brunello è Accademico di Santa Cecilia. Suona un prezioso violoncello Maggini del 1600, appartenuto a Franco Rossi.

BRUNELLO-COMPLETO

Il cervello è sensibile alle proporzioni della bellezza

E’ bello ciò che è bello o è bello ciò che piace? Se lo chiedeva Socrate 2500 anni fa, ce lo chiediamo ancora oggi. Per dipanare il nodo se la percezione della bellezza segua criteri unicamente soggettivi o se sia coinvolta anche una base oggettiva, il professor Giacomo Rizzolatti, già scopritore dei neuroni specchio, ha effettuato uno studio specifico. L’esperimento è consistito nel sottoporre a 14 giovani volontari, privi di specifiche competenze in campo artistico, due set di immagini: uno contenente riproduzioni fedeli di opere classiche come il celebre “Doriforo” di Policleto, caratterizzate dalla presenza di rapporti matematici armonici come la “sezione aurea”.

L’altro set, invece, comprendeva gli stessi capolavori cui era però stata applicata un’alterazione delle misure originarie. I volontari, chiamati di volta in volta a osservare semplicemente le immagini o a fornire un giudizio sia estetico che di proporzione, venivano sottoposti a risonanza magnetica cerebrale, la quale ha evidenziato una notevole differenza di risposta: quando osservavano gli originali, nei volontari si attivava la zona cerebrale detta “insula”, oltre ad altre aree della corteccia che viceversa non si “illuminavano” quando di fronte ai soggetti comparivano le copie con le proporzioni falsate. Anche giudicare “bella” un’immagine portava all’attivazione di un’area cerebrale diversa dal giudicarla “brutta”. Sembra dunque che nella valutazione della bellezza concorrano due fattori: l’attivazione di un’area sensibile alle proporzioni geometriche e, in un secondo momento, un giudizio estetico soggettivo collegato alle esperienze individuali concorrerebbero entrambi a definire ciò che per ciascuno di noi è “bello”.

tulipani

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