Archivio di ottobre 2009

21minuti

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21minuti è un progetto editoriale che si sviluppa attraverso:
Evento: incontro annuale di tre giorni dove 21 personalità straordinarie si raccontano in soli 21 minuti ad una platea internazionale di 1000 persone per condividere alcuni segreti della propria visione del mondo frutto della propria sensibilità, della propria motivazione e della propria esperienza, offrendo ai partecipanti ˜ e idealmente al mondo intero ˜ il proprio “contributo di senso”.

Piattaforma Web e Community: contenitore e distributore di saperi eccellenti, di contributi testuali, fotografici e video.
I contenuti serviranno da volano per la community “21minuti”.

Publishing: pubblicazione (libri e rivista) di idee, contributi e interviste di uomini e donne del terzo millennio.

InformaAzione

Società di formazione specializzata nella consulenza e nella selezione di corsi, seminari e master, la cui mission consiste nel mettere i propri clienti nelle condizioni migliori per organizzare le proprie conoscenze ed esperienze a vantaggio di una visione d´insieme dinamica e sostenibile.
La metodologia di InformaAzione si fonda su un innovativo sistema educativo di idee e strumenti pratici orientati allo sviluppo dei potenziali umani,Pedagogia per il Terzo Millennio®.

www.informaazione.org

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Umbria: eccellenza e sostenibilità

Giovedì 8 ottobre 2009 alle ore 19.00 a Perugia presso il Castello di Monterone si svolgerà la tavola rotonda“Umbria: eccellenza, sostenibilità e innovazione per ispirare il cambiamento”.
L’appuntamento si pone come occasione di sensibilizzazione e orientamento, attraverso interventi d’eccellenza, verso principi di sostenibilità globale.

Alla conferenza, organizzata da InformaAzione parteciperanno Patrizio Paoletti, Fondatore di InformaAzione e figura di spicco nel panorama della formazione internazionale, ispiratore e chairman di 21minuti, piattaforma editoriale in cui le più brillanti menti del pianeta possano incontrarsi annualmente e condividere così i loro migliori saperi, Alessandro Brizioli Amministratore di Jobnet, azienda umbra leader in Italia per la consulenza nella gestione del personale, Enrico Carrara, Direttore Generale di Assisi Resort, società turistica in forte espansione che raggruppa e organizza strutture ricettive che possano definirsi delle “eccellenze”; Alessandro Petruzzi, Presidente della Federconsumatori Regione Umbria; Marco Mandarini, Amministratore Arredamenti Mandarini; Andrea Sisti, Presidente della Federazione Regionale Dottori Agronomi e Dottori Forestali dell’Umbria.

Per info contattare Barbara Grimoldi, tel. 075 800 24 99, mail ufficiostampa@informaazione.org.

castello

Il potere della scrittura

Su Youtube è nato un canale dedicato ad Anna Frank

Oltre a interviste e documentari sulla ragazzina ebrea che ha fatto commuovere il mondo, sono presenti  le uniche immagini filmiche che la vedono ritratta: è il 22 luglio 1941, e Anna è affacciata alla finestra della sua abitazione di Amsterdam per guardare la vicina di casa in abito da sposa.

Il suo diario è certamente uno dei racconti più toccanti sul periodo della Seconda Guerra Mondiale e – per la semplicità e la spontaneità  con cui la piccola Anna confida alle pagine i giorni più bui della storia dell’uomo – resta ancora oggi tra i libri più venduti ogni anno.

La forza del diario è proprio in questo: l’importanza terapeutica che ha per chi lo scrive, si trasforma in fascino ed emozione per chi lo legge.

Consapevole di tutto ciò, la nostra ospite e docente americana Erin Gruwell – per vincere pregiudizi razziali e atteggiamenti violenti riscontrati tra gli alunni della classe in cui insegnava  - promuove la lettura e la scrittura di diari, ottenendo risultati davvero considerevoli.

Di seguito le parole di Otto Frank ,il padre di Anna, sul ritrovamento del diario della figlia e sulla sua missione (dal sito ufficiale dedicato ad Anna Frank):

Quando dopo il mio ritorno appresi che non avrei mai più rivisto le mie figlie, ricevetti da Miep le carte che componevano i diari di Anne. Erano state salvate come per miracolo. Ci misi moltissimo tempo a leggere tutto. E devo dire che ero sorpreso dalla profondità di pensiero di Anne, dalla sua serietà e dalla sua capacità d’autocritica. Era un’altra Anne, completamente differente dalla figlia che conoscevo”.

Ho quasi novant’anni e le forze mi abbandonano lentamente. Però il compito che ho ricevuto da Anne – lottare per la riconciliazione e per i diritti dell’uomo in tutto il mondo – mi dona nuovo vigore.” (1979)

anna-frank

Non Violenza: un messaggio senza età

Il 2 ottobre 1869 nasceva a Porbandar – attuale Gujarat, India – Mohandas Karamchand Gandhi, comunemente noto al mondo come Mahatma, parola sanscrita che significa “grande anima”.

In India è ufficialmente riconosciuto come Padre della Nazione e la sua data di nascita è stata scelta come giorno di festa nazionale.

Nello stesso 2 ottobre l’ONU celebra la Giornata Internazionale della Non Violenza.

Google ha dimostrato il suo tributo a Gandhi – nell’anniversario della nascita ­– mettendone l’inconfondibile volto al posto della ‘G’ di Google, sulla pagina principale del motore di ricerca. Un segno non trascurabile a livello comunicativo, specie se messo in pratica da un colosso del settore.

Tra gli ospiti di 21 minuti ci sarà la nipote di Mahatma, Tara Gandhi. Una donna forte e determinata, che – oltre 60 anni dopo la morte del nonno – continua a diffonderne il pensiero e a proseguirne i progetti concreti.

Il modo in cui Gandhi si relazionò ai potenti e il messaggio rivoluzionario di cui si fece portavoce sembrano affascinare ancora chiunque.  E’ naturale chiedersi perché – dopo tanto tempo – sia tanto attuale.

Basterà quindi leggere un estratto del suo discorso, pronunciato nel 1947 alla Conferenza delle Relazioni Interasiatiche, per capire come le parole dettate da un cuore carico d’amore e da un cervello moderno e saggio, abbiano sempre qualcosa da trasmettere.

“Se volete di nuovo dare un messaggio all’Occidente, deve essere un messaggio di ‘amore’, deve essere un messaggio di ‘verità’. Ci deve essere una conquista (APPLAUSI), per favore, per favore, per favore. Questo interferirà con il mio discorso, e interferirà anche con la vostra capacità di comprenderlo. Voglio catturare i vostri cuori, non voglio ricevere i vostri applausi. Fate battere i vostri cuori all’unisono con quello che dico e, credo, avrò compiuto il mio lavoro. Perciò voglio che ve ne andiate da qui con il pensiero che l’Asia deve conquistare l’Occidente. Poi, la domanda che mi ha chiesto ieri un amico: se credessi davvero in un mondo unito. Certo che credo in un mondo unito. E come potrei fare altrimenti, se sono un erede del messaggio d’amore che questi grandi, irraggiungibili maestri ci hanno lasciato? Potete portare ancora quel messaggio, adesso, in questa epoca di democrazia, in questa epoca di risveglio dei più poveri tra i poveri, potete portare di nuovo questo messaggio con la più grande enfasi. Allora voi, voi compirete la conquista dell’intero Occidente, non per vendetta del fatto che siete stati sfruttati – e nello sfruttamento, naturalmente, voglio includere l’Africa, e spero che la prossima volta che vi incontrerete in India, ci sarete tutte; che voi nazioni sfruttate della terra vi incontrerete insieme, se a quell’epoca ci saranno ancora nel mondo nazioni sfruttate. Sono così fiducioso che se metterete insieme i vostri cuori, non soltanto le vostre teste, ma i vostri cuori insieme, e capirete il segreto del messaggio che questi uomini saggi dell’Oriente ci hanno lasciato, e che se noi davvero diventiamo, meritiamo e siamo degni di quel grande messaggio, allora capirete che la conquista dell’Occidente sarà completa, e che lo stesso Occidente amerà quella conquista. Oggi l’Occidente anela alla saggezza. Oggi l’Occidente è disperato per la proliferazione delle bombe atomiche, perché una proliferazione delle bombe atomiche significa terribile distruzione, non soltanto per l’Occidente, ma sarà una distruzione del mondo intero, così che la profezia della Bibbia si avvererà e ci sarà un vero e proprio diluvio universale. Non voglia il cielo che ci sia quel diluvio, e non per i torti dell’uomo contro se stesso. Sta a voi liberare il mondo intero, non solo l’Asia, ma il mondo intero, da quella malvagità, da quel peccato. Questa è la preziosa eredità che i vostri maestri, i miei maestri ci hanno lasciato”.
gandhi

Mario Brunello

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L’Antiruggine

Mario Brunello nasce a Castefranco Veneto nel 1960 ed è un uno dei nomi più significativi del panorama musicale italiano e internazionale.
Nel 1986 è il primo artista italiano a vincere il Concorso ?aikovskij di Mosca che lo proietta verso una luminosa carriera internazionale. Brunello è ospite delle più prestigiose orchestre tra cui la Philadelphia Orchestra, la Philharmonia di Londra, l’Orchestre National de France, la NHK Symphony di Tokyo, la Filarmonica della Scala, l’Accademia di Santa Cecilia, la London Philharmonic, la DSO Berlin, la Filarmonica di Monaco e ha lavorato con direttori quali Valery Gergiev, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Riccardo Chailly, Seiji Ozawa, Daniele Gatti, Myung-Whun Chung, Yuri Temirkanov, Giuseppe Sinopoli, Carlo Maria Giulini e Claudio Abbado, che negli anni lo invita varie volte a suonare con l’Orchestra del Festival di Lucerna e con l’Orchestra Mozart, sia come solista che come direttore.
Mario Brunello si presenta spesso in questa doppia veste di direttore e solista e nel 1994 fonda l’Orchestra d’Archi Italiana, che porta al debutto dopo due anni dedicati esclusivamente allo studio e con la quale ha una intensa attività sia in Italia che all’estero.
Nella musica da camera Brunello collabora con artisti quali Gidon Kremer, Frank Peter Zimmermann, Yuri Bashmet, Maurizio Pollini, Andrea Lucchesini e i Quartetti Borodin e Alban Berg.
Nella vita artistica di Brunello ampio spazio è riservato ai progetti che coinvolgono forme d’arte diverse, dalla letteratura alla filosofia, alla scienza, alla pittura; in questi spettacoli Brunello non si esprime solo attraverso l’interpretazione del repertorio tradizionale, ma anche nel suo interagire con attori e musicisti di altra estrazione culturale: da qui gli spettacoli costruiti insieme a Margherita Hack, Uri Caine, Paolo Fresu, Marco Paolini, Gianmaria Testa, Moni Ovadia e Vinicio Capossela. In questo modo Brunello vuole richiamare il suo pubblico a un’idea diversa, multiforme di fare musica creando spettacoli interattivi tra musica, immagini e parole. Gran parte di queste attività nascono in uno spazio alternativo chiamato Antiruggine, una ex officina ristrutturata dove Brunello sperimenta queste nuove forme d’arte e musica. Tra i suoi recenti progetti “Pensavo fosse Bach” è uno spettacolo multimediale di musica, luci e video-immagini dedicato alle Suites di Bach, di cui Brunello è oggi considerato uno dei massimi interpreti. I diversi generi artistici sperimentati da Brunello si riflettono nell’ampia discografia, che include l’integrale delle Suites di Bach, le Sonate di Brahms, Beethoven, Chopin, così come molti dischi dedicati al violoncello solo. Nella primavera 2008 Deutsche Grammophon ha pubblicato un CD con il Triplo Concerto di Beethoven diretto da Claudio Abbado.
EGEA Records sta producendo una serie discografica articolata in cinque uscite dedicate a Mario Brunello. I primi due Cd della collezione saranno “Odusia”, odissea musicale della cultura del mediterraneo, e “Brunello and Vivaldi”, dedicato ai concerti per violoncello e orchestra di Vivaldi.
Mario Brunello ha studiato con Adriano Vendramelli, perfezionandosi in seguito con Antonio Janigro. Mario Brunello è Accademico di Santa Cecilia. Suona un prezioso violoncello Maggini del 1600, appartenuto a Franco Rossi.

BRUNELLO-COMPLETO

Nobel e responsabilità

Il Premio Nobel per la Letteratura è stato assegnato quest’anno a Herta Muller, scrittrice di lingua tedesca, nata e cresciuta in Romania e trasferitasi in Germania a 34 anni. La motivazione: “Con la forza della poesia e la franchezza della prosa, descrive il panorama dei diseredati”.

L’ultimo libro tradotto  in Italia – dal piccolo editore Keller – è “Il paese delle prugne verdi”: una storia, in parte autobiografica, sulle vite di quattro intellettuali dissidenti, che si articola dagli anni dei loro studi universitari, sino all’ingresso tortuoso nella società oppressa dal regime (quello di Ceausescu).

«Scrivendo, non dimenticare la data e metti sempre un capello nella lettera, disse Edgar. Se dentro non c’è, vuol dire che la lettera è stata aperta»

La Muller, tra le pagine del suo romanzo, usa una metafora di forte impatto per descrivere la situazione sociale in Romania sotto il regime: un mattatoio, in cui i dipendenti bevono il sangue caldo degli animali uccisi e le giovani ragazze si prostituiscono in cambio di un pezzetto di carne o di interiora. A indicare le derive personali e morali in un paese in cui l’uomo lotta con i suoi simili per un briciolo di sopravvivenza.

Molti intellettuali hanno risposto con la scrittura alle loro condizioni di vita difficile. Essa viene considerata un modo per salvarsi e per salvare. La letteratura è riflessione, denuncia e informazione.

Perché davvero ci siano possibilità di cambiamento e vengano abbattuti i muri dell’indifferenza, è necessario che le voci si levino e giungano alle orecchie del mondo. Così che la responsabilità condivisa operi sinergicamente per soluzioni migliori.

rosa

Erin Gruwell

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La Fiducia

Erin Gruwell nasce nel 1969 in California. Studia alla University of California di Irvine, dove si laurea con lode, e alla California State University di Long Beach. Inizia ad insegnare nel 1994 alla Woodrow Wilson High School di Long Beach. Essendo ancora studentessa, le viene affidata una delle classi peggiori per rendimento e disciplina. Uno studente afro-americano, trasferito da un’altra scuola dove aveva minacciato l’insegnante con una pistola, le dichiara guerra. Lei non si perde d’animo. E quando un altro studente della classe ne disegna la caricatura con grandi labbra, Gruwell si infuria e dichiara alla classe che questo era il genere di caricature che facevano i nazisti durante l’Olocausto. In tutta risposta, scopre che nella classe solo uno studente sa qualcosa dell’Olocausto… Gruwell porta la classe a veder Schindler’s List, acquista a sue spese libri da far leggere e invita persone esterne a parlare in classe. L’anno successivo ottiene la cattedra di ruolo e una nuova classe. Chiede ai ragazzi di leggere diari scritti dai loro coentani in tempo di guerra, come il diario di Anna Frank, il diario di Zlata Filipovich a Sarajevo… Chiede di leggere questi diari cercando paralleli con le loro vite e annotando pensieri, emozioni, tenendo un proprio diario… La scrittura del diario conquista i ragazzi, e siccome i diari vengono fatti circolare in classe in forma anonima, teenager che prima nutrivano diffidenza verso persone dal colore della pelle diversa, si aprono. Nascono così i Freedom Writers, che grazie alla Gruwell fra il 1994 e il 1998 arrivano a ottenere una grande visibilità sui media. I testi di alcuni di loro confluiranno poi in un libro ceh diventwerà un best seller. Il primo risultato è che i ragazzi decidono di introdurre dei miglioramenti nelle loro vite, colmando  la mancanza di orizzonti positivi che avevano conosciuto sino ad allora. Nel 1997 Gruwell fonda la Freedom Writers Foundation: obiettivo principale è quello di promuovere idee e pratiche che aiutino combattere il fenomeno degli abbandoni scolastici. Nel 1998 Gruwell diventa professore alla California State University di Long Beach. Ha modo così di trasferire ai futuri insegnanti la sua esperienza e il metodo per riuscire a ispirare anche gli studenti svantaggiati. Nel 1999 pubblica The Freedom Writers Diary, da cui poi verrà tratto il film Freedom Writers nel 2007, con Hilary Swanlk nella parte della protagonista.

Per saperne di più clicca qui!

Gruwell

www.freedomwritersfoundation.org

Nives Meroi

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Il Fair play

Nives Meroi nasce nel 1961 in un paese vicino a Bergamo, ma da oltre vent’anni risiede in Friuli Venezia-Giulia, dove ha conosciuto il marito Romano Benet, compagno di vita e di cordata. Nives Meroi ha al suo attivo alcune fra le vie più difficili delle Alpi, fra cui la prima invernale al Pilastro Piussi alla parete nord del Piccolo Mangart di Coritenza e quella alla Cengia degli Dei, sullo Jof Fuart. Il suo profilo è quello di un’alpinista tecnicamente forte in vari ambiti dell’arrampicata: falesia, cascate di ghiaccio, sci estremo, alpinismo d’alta quota. Col tempo, l’amore per la montagna l’ha spinta ad esplorare orizzonti sempre più lontani, dove l’aria è rarefatta e, per usare parole sue, “dove ogni passo diventa uno sforzo di volontà”. Il suo è un alpinismo by fair means, con uno stile leggero e pulito: senza l’ausilio di ossigeno supplementare, portatori d’alta quota e campi fissi. E senza perdere di vista i valori della vita, come quando nel tentativo di scalata del Kangchenjunga del 2009 getta la spugna per prestare soccorso al marito in difficoltà fra il campo 3 e il campo 4. Dietro ogni sua nuova salita, c’è un confronto onesto con sè stessa e la montagna, non importa se nelle Ande, in Himalaya o nel Karakorum. Il primo tentativo al K2 nel 1994 si conclude con un’amara rinuncia: “La via finiva lì – racconta Nives – a meno di 100 metri dalla vetta. Ci trovavamo infatti su una torre completamente staccata dalla parete principale, oggettivamente impraticabile… Un’esperienza che mi insegnato l’umiltà ed il rispetto per i pilastri dell’alta quota, una lezione che non ho mai scordato e che da ben 12 anni ormai guida i miei passi fra i loro immensi pendii.” La sua carriera è costellata di di grandi successi, come la salita, nel 2003 e in soli venti giorni, di tre dei 14 Ottomila della Terra (Gasherbrum II, Gasherbrum I, Broad Peak), seconda cordata al mondo ad aver realizzato un’impresa simile e prima donna in assoluto nella storia dell’alpinismo. Sono da citare anche le celebri salite al Dhaulagiri, al K2 e all’Everest, montagne amate e a lungo corteggiate, che nella stagione 2006-2007 si sono finalmente concesse regalandole il sogno di una vita. Gli undici Ottomila metri saliti sinora da Nives Meroi e Romano Benet sono: Nanga Parbat (8125 m – 1998), Shisha Pangma (8046 m – 1999), Cho-Oyu (8202 m- 1999), Gasherbrum II (8035 m – 2003), Gasherbrum I (8068 m – 2003), Broad Peak (8047 m – 2003), Lhotse (8516 m – 2004), Dhaulagiri (8164 m – 2006), K2 (8611 m – 2006), Everest (8850 m – 2007), Manaslu (8163 m – 2008).

Per saperne di più clicca qui!

Nives Meroi

www.nives.alpinizem.net

Sos Cibo

E’ difficile parlare di cibo e di fame a una società che vive perennemente a dieta, per adeguarsi ai canoni imposti dalle passerelle e dallo star system.

E’ difficile anche solo immaginare il concetto di carenza di cibo, per chi quotidianamente percorre le colorate corsie di supermercati, straripanti di prodotti alimentari di qualsiasi genere.

Gli spot pubblicitari, tra una trasmissione televisiva e l’altra, reclamizzano regolarmente cibo: in scatola, in busta, surgelato, già-pronto-e-solo-da-scaldare-nel-microonde, dolce, salato, dolce ma non calorico, salato e proteico, iper-proteico, ipo-proteico, dimagrante, ricostituente, energizzante, buono, molto buono, ottimo, sublime.

Tutto ciò, però, è valido in una parte del mondo. Altrove, lontano dalle luci delle telecamere e dai microfoni, la fame esiste. E miete vittime.

Secondo i dato FAO di settembre 2009, le  persone colpite da carenza di cibo, fame e malattie relative alla scarsa alimentazione sarebbero 1 miliardo e 20 milioni. L’11% in più di affamati rispetto all’anno scorso.

Nel 2007 erano 923 milioni.

Nel 2005 il numero stimato era di 848 milioni.

Un dato negativo in costante aumento e tanto più toccante se messo a confronto con gli sprechi – energetici e alimentari – dell’Occidente industrializzato.

Fermarsi all’indignazione non basta. Tra coloro che hanno cercato di offrire soluzioni pratiche, c’è Raj Patel, uno dei grandi ospiti di 21 minuti. Si è rivolto ai potenti del mondo e si rivolge a noi, nati in una parte del mondo in cui la normalità è poter scegliere cosa e quando mangiare, secondo il gusto personale.

A tal proposito, si ricordi come – nel 2015 – l’Expo universale di Milano avrà come tema guida “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. In attesa di questo grande evento, che promette di diventare luogo privilegiato per una discussione profonda sui problemi dell’alimentazione a livello mondiale, tutti noi siamo già chiamati a renderci cittadini responsabili del pianeta.

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