Archivio di settembre 2009

Uomo animale

Questa mattina il sito di Repubblica dedica una pagina a un’artista che non avevo mai sentito nominare: Mitsy Groenendijk, ironica scultrice che ha incentrato la sua opera sull’uso della metafora, volta a indagare l’umano desiderio di controllare la natura.
In particolare, ha creato una collezione di scimmie a grandezza naturale, in tipici atteggiamenti e abiti umani, ottenendo un risultato di grande impatto visivo, che suscita spontaneamente un sorriso, ma dopo qualche attimo costringe a riflettere sulla nostra natura umana e bestiale insieme.
Tralasciando l’artista in questione, in un percorso verso l’Eccellenza come quello di 21minuti, può essere interessante soffermarsi sulla coesistenza – nell’uomo – di ciò che ancora lo accomuna al mondo animale e di ciò che ne determina la superiorità su qualsiasi altra specie in Natura.
E’ necessario allontanarsi il più possibile dall’animale per affermare la nostra eccellenza umana?
Sicuramente il piano istintivo è quello che ci avvicina maggiormente alla natura, ma se ci guardiamo sinceramente allo specchio scopriremo che in migliaia e migliaia di anni la nostra specie – apice della creazione – ha spostato il proprio baricentro più in alto, passando dal cuore  alla testa.

Siamo in cammino, come dimostrano costantemente le neuroscienze (come ci hanno raccontato i nostri ospiti Michael Gazzaniga e Giacomo Rizzolatti), che spiegano i nostri funzionamenti più profondi , sia a livello neur scientifico che a livello istintivo. Esse ci aiutano a comprendere  con sempre maggiore evidenza che ciò che facciamo e ciò che ci accade intorno a noi è strettamente legato al bagaglio di esperienze, all’educazione ricevuta, agli studi fatti, alle letture, a tutto il nostro passato.

Ma allora cos’è l’uomo?
E’ un animale nella sua fase di sviluppo, che può divenire un essere più completo ed equilibrato se riuscirà a conoscere e a studiare i propri moti interiori, ad equilibrare la sua parte istintiva, la sua parte emozionale e la sua parte razionale? E’ una fabbrica a tre piani, che si sta preparando ad un salto di consapevolezza, senza dimenticare la sua origine?

In foto:  Mary’s daughter, di Mitsy Groenendijk, 2008 www.mitsygroenendijk.com

scimmietta

Eccellenza… linguistica

Inserendo in Google la parola ECCELLENZA, dopo alcuni siti dedicati al calcio e alle squadre dell’omonima categoria sportiva, appare un sito dedicato alla lingua italiana.

Cito: “…un dispositivo di contatto stabile tra varie iniziative che mirano a rendere la comunicazione in italiano chiara, comprensibile, accessibile a tutti e qualitativamente adeguata”.

Questa scoperta casuale mi ha portato a riflettere su un argomento che ho sempre trovato molto affascinante: la nostra complessa, evocativa, multiforme, dolce, articolata lingua italiana.

Abbiamo potenzialmente a nostro servizio un sistema linguistico di antichissima tradizione, che si è evoluto nei secoli, ha assorbito influenze esterne, si è strutturato secondo regole grammaticali e sintattiche chiare e precise, il cui rispetto garantisce (garantirebbe?) una comunicazione cristallina ed efficace tra interlocutori.

Ho spesso discusso con ex compagni universitari – tra studenti della Facoltà di Lettere è consuetudine arrovellarsi su problemi che il mondo efficiente e pragmatico considera superflui – circa le potenzialità dell’inglese rispetto all’italiano.

Un caro amico, Giacomo, sosteneva che il fascino dell’inglese risiedesse nella sua sonorità semplice – che la rende la lingua più adatta alla composizione di canzoni – e nel suo saper riassumere in singole parole concetti per cui noi italiani siamo costretti  ad utilizzare complesse perifrasi.

Un esempio: serendipity. In italiano viene tradotto a volte come “fortuna”. Errato. La parola inglese indica “la sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un’altra”. Affascinante: un mondo di emozioni in una sola parola.

Io ho sempre ribattuto con un altro esempio.

Ti amo: I love you.

Ti voglio bene: I love you.

Nessuna differenza per esprimere due sentimenti tanto diversi. Certo, appartengono alla stessa sfera emozionale, positiva, piacevole, rassicurante. Ma com’è possibile che in una sola espressione vengano racchiuse le mille sfumature che intercorrono tra ciò che posso provare per un vecchia compagna delle scuole elementari e ciò che mi lega all’uomo che ho scelto come mio compagno di vita?

Da muta osservatrice, non posso che registrare un costante appiattimento linguistico, di cui partecipa anche quella televisione che solo cinquant’anni fa era riuscita ad essere il principale strumento per la diffusione e l’apprendimento di una lingua nazionale.

La nostra lingua italiana è davvero un’Eccellenza, ne sono sempre più convinta. E per questo andrebbe tutelata, riscoperta, sfruttata sin nel profondo delle sue risorse. Andrebbe amata, loved.

Un primo, semplice passo, sarebbe esercitarla nell’intimo della nostra quotidianeità. Magari scrivere un diario. Come ha chiesto di fare Erin Gruwell ai suoi alunni. Un diario per parlare di sè, per scoprirsi o riscoprirsi, anche nelle parole che ci rappresentano.

I.M.

libri

Sta passando la crisi (?)

Mi sono preso la briga, qualche tempo fa, di cercare l’etimologia della parola crisi, visto che nell’ultimo anno è tra le più ricorrenti nei discorsi quotidiani. Mi ha sempre affascinato il significato originale delle parole, perché  in grado di svelare, di illuminare significati più ampi e pertanto più rassicuranti. Anche questa volta sono rimasto sorpreso dalla sua semplicità: “momento che separa una maniera di essere o una serie di fenomeni da altra differente, o anche piega decisiva che prende un affare.”

La conseguente domanda che mi sto facendo è: quanti Governi, quanti cittadini, quanti esseri umani di questo pianeta sono passati da un comportamento ad un altro, in grado di generare un movimento ascendente, virtuoso e non ad un consolidamento delle abitudini passate?

Io personalmente mi sono impegnato, negli ultimi mesi, ad un comportamento etico ed universale, pensandomi cittadino globale e immaginando un mondo non più separato da confini, lingue, culture e religioni, ma piuttosto unito al fine di costruire un luogo migliore, che possa accogliere altri esseri umani dopo di me, in armonia con la natura e con ciò di cui ho necessità, tralasciando il superfluo.

Ho camminato nei boschi,  mi sono seduto sulla riva di ruscelli e ho scoperto una parte di me che non conoscevo.

Mi sento parte di un insieme, ospite di un luogo meraviglioso.

Gian Luca B.

marghe

Ritorno a scuola. Una riflessione e una domanda

Stamattina più o meno in tutte le regioni d’Italia si aprono le porte delle scuole. E’ un momento sempre serio di riflessione, visto che da anni nella scuola non si riesce a riformare praticamente nulla, e che quindi siamo fermi ad un sistema educativo e pedagogico vecchio di trent’anni.

Ascoltando la radio mi sono reso conto dell’urgenza di una riforma: oggi abbiamo classi che arrivano fino al 97% di presenze di bambini stranieri, quindi di culture differenti. Certo sono esempi estremi, ma sono comunque l’avvisaglia di una tendenza che avra’ concretizzazione nei prossimi due o tre anni al massimo.

La multiculturalità necessita – per essere espressa – innanzitutto di rispetto per le differenze.

Un sistema pedagogico vecchio di trent’anni come può tenere conto delle differenze culturali che oggi si presentano nel nuovo assetto sociale?

L’incontro, il confronto, il rispetto, la conoscenza, le regole comuni  condivise e rispettate sono alla base di una civiltà democratica, e credo che oggi siano molte le cose da rivedere  (non solo nella scuola).

Parlo della scuola perché è il fondamento della cultura personale e civile del sapere di una nazione, ma sono fautore di una scuola che duri tutta la vita e non solo nel periodo di studi più o meno lungo.

Continue scoperte scientifiche, ampie visioni culturali e filosofiche, espressioni artistiche e sistemi economici evoluti sono proposti e presentati quotidianamente, richiedendo ad ognuno di noi un costante aggiornamento, un costante rimettersi in gioco.

Non è per tale ragione che la situazione di stallo italiana risente proprio di questa arretratezza culturale e civile?

Gian Luca

banchi

I padroni del cibo

Il perdurare degli squilibri alimentari e della denutrizione continuano a suscitare in noi domande pressanti: come è possibile che in una società come la nostra, caratterizzata dal progresso tecnologico, obesità e povertà possano continuare a produrre i loro danni? Ne “I padroni del cibo” Raj Patel  si cimenta nella difficile impresa di dar risposta a tali interrogativi nello spazio di un libro.

Se da una parte alcuni dati da lui presentati tendono a fornire un quadro non certo confortante della situazione in cui versa il sistema di approvvigionamento alimentare a livello mondiale (basti pensare al costo del caffè, venduto dai grandi distributori a un prezzo 200 volte superiore rispetto al ricavo del coltivatore), alcuni esempi di “sostenibilità applicata” inducono a non disperare: per esempio, il movimento dei lavoratori rurali senza terra, organizzazione brasiliana in cui i contadini che hanno perduto il loro appezzamento continuano a vivere coltivando la terra in condizioni comunitarie dignitose.

Un concetto, la sostenibilità, cui si richiama espressamente 21min. “I saperi dell’eccellenza”, piattaforma all’interno della quale 21 grandi uomini di successo a livello mondiale condividono le visioni all’origine della loro storia. Si tratta di un grande evento internazionale che “andrà in onda” per la prima volta a Milano il 19, 20 e 21 novembre 2009. Un nuovo modo di condividere il sapere a un livello alto, alla ricerca di una nuova visione condivisa che contribuisca a un sensibile miglioramento della qualità della vita per l’umanità del terzo millennio.

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Letizia Giuliani

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L’Interpretazione

Letizia Giuliani nasce a Roma nel 1980. Inizia a studiare danza sotto la direzione di Elisabetta Terabust alla Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, dove si diploma nel 1998. Nello stesso anno entra a far parte del corpo di ballo, interpretando i ruoli principali in diversi balletti come Apollon (coreografie di Balanchine), Romeo e Giulietta, Schiaccianoci e Coppelia (coreografie di Amodio), Bodas de sangre (coreografie di Gades), Spartacus (coreografie di Grigorovich) e Tout Satie (coreografie di Petit). Dopo due stagioni viene chiamata dalla stessa Elisabetta Terabust nella compagnia di ballo del Maggio Musicale Fiorentino, Maggiodanza. Il 13 giugno 2003, al termine della prima rappresentazione di Shéhérazade di Gheorghe Iancu, Florence Clerc la nomina Prima ballerina a scena aperta. Partecipa ad importanti festival e galà internazionali a Madrid, Bilbao, Valencia, Stoccolma, Barcellona, Tokyo, Miami e in molte città italiane.? Lavora come Prima ballerina per diverse produzioni al Birmingham Royal Ballet.?Viene chiamata da Pier Luigi Pizzi e Gheorghe Iancu come Prima ballerina ospite nelle opere Thaiis, La Gioconda e Les pecheurs de perles per la Fenice di Venezia e l’Arena di Verona. Gheorghe Iancu disegna su di lei il ruolo di Masha nello spettacolo Donne, in origine pensato per Carla Fracci. Viene chiamata da Christopher Wheeldon come Prima ballerina ospite al Metropolitan di New York ancora per Gioconda, e all’Arena di Verona per Romeo e Giulietta di Amedeo Amodio con Roberto Bolle. Danza a Bordeaux nel Don Quixote di Charles Jude e nella Giselle di Monique Loudieres all’Opera di Nizza e Avignone. In questi anni ha ballato al fianco di Igor Yebra, Massimo Murru, Roberto Bolle, Umberto De Luca, Alessandro Macario, Alessandro Riga, Iain Mackay, Alessio Carbone, Alessandro Molin, Angel Corella, Josè Perez e Gheorghe Iancu. In una recente intervista, Gheorghe Iancu ha dichiarato: “In un ballerino la differenza la fa proprio il talento, quello che alcuni chiamano carisma ed altri luce… Letizia Giuliani e Alessandro Riga sono per me i talenti più grandi che ho visto da vent’anni a questa parte. Sono molto contento perché mi disperavo un po’, vedevo dei bravissimi danzatori ma non dei grandi talenti e loro per me sono il futuro. Spero che questi tempi riservino loro le condizioni per evolversi nelle loro carriere, perché dei giovani con le loro qualità artistiche nascono raramente.”

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Letizia Giuliani

www.letiziagiuliani.com

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