Archivio di giugno 2009

Cervello, il massimo temporeggiatore

Prendere decisioni, specialmente se a carattere etico… prende tempo. Lo ha rivelato una ricerca effettuata dai neuroscienziati del Brain and Creativity Institute della University of Southern California. Il gruppo di studio, condotto da Antonio Damasio, è giunto alla conclusione che le emozioni, specie se in relazione con una dimensione etica, hanno bisogno di tempo per essere “metabolizzate” dal cervello: ciò è vero specialmente per la paura, il dolore, la compassione e l’ammirazione.
La lentezza richiesta da questi processi appare in forte contrasto con l’accentuata rapidità delle reazioni richieste nell’era dei social network, improntate a una velocità che rischia di condurre a decisioni avventate, con conseguenti errori sul piano etico.
Trovare un nuovo modo per condividere il sapere nel mondo di oggi, contraddistinto da grandi e veloci cambiamenti e da mezzi di comunicazione “in tempo reale” che favoriscono la circolazione dell’informazione ma, al tempo stesso, pongono costantemente il problema della selezione di ciò che costituisce vero sapere sono i temi al centro di 21 min. “I saperi dell’eccellenza”, grande evento in programma a Milano i prossimi 19, 20 e 21 novembre che vedrà 21 uomini di successo planetario raccontare, appunto nello spazio di 21 minuti, la loro visione vincente.

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Prefigurazione, le conferme della scienza

Secondo gli psicologi Christopher Davoli e Richard Abrams, autori di una ricerca pubblicata su “Psychological Science”, la prefigurazione aiuta a raggiungere i propri obiettivi.
Per dimostrarlo, un gruppo di studenti si è sottoposto ad un esperimento nel quale gli era richiesto di riconoscere su uno schermo delle lettere precedentemente mescolate con altre per aumentare la difficoltà, con l’obiettivo di identificarle nel più breve tempo possibile. I ricercatori hanno chiesto ai ragazzi oggetto del test, di immaginare se stessi mentre operavano sul display dello schermo con tutte e due le mani, ad altri invece mentre le tenevano dietro la schiena (non dovevano assumere queste posizioni, ma semplicemente immaginarle).
Il risultato ha evidenziato che il solo fatto di immaginare un’azione, può avere un effetto simile a quello che si avrebbe facendola realmente, infatti il gruppo che immaginava di avere le mani sul monitor ha passato meno tempo a cercare lo schermo.
Questi test iniziano a confermare che la prefigurazione delle nostre azioni ci consente una più efficace interazione con l’esterno, avendo precedentemente organizzato i dati in nostro possesso al fine di calcolare e verificare le azioni che andremo a compiere. La prefigurazione è uno dei temi che da anni InformaAzione espone durante i suoi seminar e che potrete approfondire durante l’edizione 2009 di 21minuti – I Saperi dell’Eccellenza.

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